A g r i C u l t u r a

Leonardo Laureti – Agronomist & Farmer

Domande sulla politica agricola comune (PAC)

La politica agricola dell’UE (PAC) ha numerosi obiettivi: aiuta gli agricoltori non soltanto a produrre alimenti, ma anche a proteggere l’ambiente, migliorare il benessere degli animali e mantenere economicamente vive le comunità rurali.

Panoramica dell’agricoltura europea

Qual è l’estensione delle zone rurali nell’UE?

Le aree rurali coprono oltre il 77% del territorio dell’UE (il 47% è infatti rappresentato da terreni agricoli, il 30% da foreste) e i loro abitanti, comunità agricole e altri residenti, rappresentano circa la metà dell’intera popolazione dell’Unione.

Quanti agricoltori ci sono nell’UE?

Nell’UE ci sono 12 milioni di agricoltori a tempo pieno. Complessivamente l’agricoltura e l’industria agroalimentare — che dipende in larga misura dal settore agricolo per i suoi approvvigionamenti — rappresenta il 6% del PIL dell’UE, 15 milioni di imprese e 46 milioni di posti di lavoro.

Quali sono i tipi di agricoltura praticati nell’UE?

Nell’UE vengono praticati vari tipi di agricoltura, tra cui l’agricoltura intensiva, l’agricoltura convenzionale e quella biologica. La diversità si è accentuata con l’ingresso dei nuovi paesi membri dell’Europa centrale e orientale.

L’azienda agricola più comune in Europa è quella a conduzione familiare, spesso tramandata da una generazione all’altra.

In Europa vi sono 12 milioni di agricoltori e le aziende hanno una dimensione media di circa 15 ettari (in confronto, negli Stati Uniti sono rimasti solo due milioni di agricoltori con aziende che misurano in media 180 ettari).

L’UE sostiene un particolare “modello europeo di agricoltura”?

Certamente. La politica agricola comune dell’UE vuole sostenere un’agricoltura che garantisca la sicurezza alimentare (nel contesto dei cambiamenti climatici) e promuovere uno sviluppo sostenibile ed equilibrato nell’insieme delle zone rurali europee, comprese quelle in cui le condizioni di produzione sono difficili.

L’agricoltura è quindi chiamata a svolgere più funzioni: venire incontro alle esigenze dei cittadini per quanto riguarda l’alimentazione (disponibilità, prezzo, varietà, qualità e sicurezza); salvaguardare l’ambiente e assicurare agli agricoltori un tenore di vita dignitoso.

Al tempo stesso, occorre preservare le comunità rurali e i paesaggi in quanto componente preziosa del patrimonio europeo.

Dal 2014, in seguito all’accordo politico di giugno 2013, la Politica agricola comune prenderà in maggiore considerazione la diversità dell’agricoltura europea.

Dove posso trovare statistiche sull’agricoltura dell’UE?

Nella sezione Statistiche di questo sito e nel sito di EUROSTAT.

Informazioni di base sulla PAC

Cos’è la PAC?

La politica agricola comune permette agli agricoltori europei di soddisfare le esigenze di 500 milioni di persone. I suoi obiettivi fondamentali sono assicurare agli agricoltori un tenore di vita adeguato e garantire ai consumatori la costante disponibilità di prodotti alimentari sicuri, a prezzi accessibili.

Dai suoi inizi, nel 1962, la PAC ha conosciuto molti cambiamenti e continua ad evolversi anche oggi. La riforma del giugno 2013 ha per oggetto tre priorità:

  1. una produzione alimentare efficiente
  2. una gestione sostenibile delle risorse naturali
  3. uno sviluppo equilibrato delle zone rurali nell’insieme dell’UE.

Chi gestisce la PAC?

La Commissione europea collabora con tutte le parti interessate (principalmente tramite i suoi numerosi comitati consultivi) per preparare le sue proposte. Quando si tratta di proposte legislative, queste devono essere approvate dal Consiglio dei ministri dell’agricoltura dei 27 paesi UE e dal Parlamento europeo.

Sono i paesi membri che assicurano la gestione corrente della PAC. La Corte dei conti dell’Unione europea svolge un ruolo importante nel controllo delle spese.

Come si utilizza il bilancio?

I fondi della PAC sono impiegati per tre scopi principali:

  1. Il sostegno al reddito degli agricoltori e al rispetto di pratiche agricole sostenibili: ricevono pagamenti diretti purché condizionati al rispetto di norme severe in materia di sicurezza degli alimenti, protezione dell’ambiente e salute e benessere degli animali. Questi pagamenti sono interamente finanziati dall’UE e corrispondono al 70% del bilancio della PAC. La riforma del giugno 2013 prevede che il 30% dei pagamenti diretti sono legati al rispetto, da parte degli agricoltori europei, di pratiche agricole sostenibili, benefiche per la qualità dei suoli, la biodiversità e, in generale, per l’ambiente, come, ad esempio, la diversificazione delle colture, il mantenimento di prati permanenti o la conservazione di zone ecologiche nelle aziende agrarie.
  2. Misure di sostegno al mercato: attività, ad esempio in caso di destabilizzazione dovuta a condizioni climatiche sfavorevoli. Questi pagamenti rappresentano meno del 10% del bilancio della PAC.
  3. Le misure di sviluppo rurale: misure destinate ad aiutare gli agricoltori a modernizzare le loro aziende e diventare più competitivi, proteggendo nel contempo l’ambiente, a contribuire alla diversificazione delle attività agricole e non e alla vitalità delle comunità rurali. Questi pagamenti sono parzialmente finanziati dai paesi membri e corrispondono al 20% circa del bilancio della PAC.

Questi tre ambiti sono strettamente legati e devono essere gestiti coerentemente. Ad esempio, i pagamenti diretti, che assicurano agli agricoltori un reddito stabile, costituiscono anche un compenso per i servizi da loro resi per l’ambiente, nell’interesse pubblico. Analogamente, le misure per lo sviluppo rurale favoriscono la modernizzazione delle aziende incoraggiando la diversificazione delle attività nelle zone rurali.

Chi decide l’entità del bilancio della PAC?

Il bilancio è deciso ogni anno dal Consiglio dell’UE e dal Parlamento europeo. Per tenere sotto controllo la spesa a lungo termine, il bilancio si iscrive in un quadro finanziario pluriennale. Gli importi per la PAC fanno parte della rubrica 2 del quadro pluriennale (intitolato “Crescita sostenibile — risorse naturali”). Nell’ambito di questa rubrica 2, il quadro pluriannuale fissa un massimale per il primo pilastro della PAC (aiuti diretti e misure di mercato). Inoltre, le misure di sviluppo rurale del secondo pilastro della PAC sono finanziate nell’ambito dell’importo complessivo della rubrica 2. Il quadro finanziario attuale copre il periodo 2007-2013 e il prossimo sarà relativo al periodo 2014-2020.

Tutti gli agricoltori beneficiano dello stesso trattamento?

A causa dell’evoluzione della politica agricola comune e dell’uso di «riferimenti storici», il livello degli aiuti può variare moltissimo da un’azienda agricola all’altra e da uno Stato membro all’altro, nonché da una regione all’altra. Ridurre il divario dei livelli di sostegno nel periodo 2014-2020 tra gli Stati membri, tra le regioni e tra gli agricoltori costituisce uno degli obiettivi principali della riforma della PAC adottata nel 2013. Si tratta, ad esempio, di rendere la PAC più equa.

A livello di uno Stato membro o di una regione che apparteneva all’UE prima del 2004, la situazione attuale si spiega con il fatto che, all’inizio, l’importo degli aiuti percepiti dipendeva dal sostegno di cui beneficiava l’azienda nel periodo di riferimento 2000-2002 dalla superficie coltivata e dal modello di aiuto adottato da ciascuno Stato membro. Come risultato, un agricoltore può percepire un aiuto di 50 EUR per un ettaro e il suo vicino di 1 000 EUR per ettaro per una particella con identiche caratteristiche agronomiche.

Dopo la riforma della PAC del 2003 i “vecchi” Stati membri possono ridistribuire gli aiuti diretti agli agricoltori, modulando i pagamenti su base individuale, su base regionale o combinando i due criteri. Il modello regionale e quello ibrido si prestano ad essere utilizzati per correggere situazioni percepite come ingiuste. Dei 15 Stati membri, la Germania è il solo che ha integralmente rinunciato ai riferimenti storici.

Per i paesi che hanno aderito all’UE a partire dal 2004, i pagamenti diretti sono basati su un importo fisso per ettaro identico per tutti gli agricoltori di questi Stati membri.

Dal 1999 la Commissione ha proposto a più riprese di fissare un massimale per gli aiuti diretti al fine di ripartirli in modo più equo. Ma vari Stati membri hanno rifiutato questa proposta.

A livello dell’Unione europea, uno sforzo di convergenza sarà realizzato per ridurre il divario tra i livelli di aiuti diretti di cui beneficiano gli agricoltori nei diversi Stati membri. Nell’ambito delle decisioni del giugno 2013, la ripartizione del bilancio della PAC garantirà che fino al 20191 nessuno Stato membro riceva meno del 75% della media comunitaria. In uno stesso Stato membro o regione saranno ridotte le differenze dei livelli di sostegno tra un’azienda e un’altra: l’aiuto per ettaro non potrà essere inferiore al 60% della media degli aiuti versati fino al 2019 in una stessa zona amministrativa o agronomica. Gli Stati membri potranno concedere aiuti più elevati per i «primi ettari» di un’azienda in modo da sostenere ulteriormente le piccole e medie strutture. Per i nuovi Stati membri il regime di pagamento unico per ettaro (RPUS) potrà essere prorogato fino al 2020.

La PAC incentiva la modernizzazione dell’agricoltura europea?

Certamente. Vi sono numerosi incentivi che incoraggiano la modernizzazione, aiutando a migliorare i metodi di coltura, di trasformazione e di commercializzazione e a produrre alimenti di migliore qualità, utilizzando metodi più sostenibili ed ecocompatibili. A partire dal 2014 saranno disponibili nuove misure nel quadro della PAC per facilitare gli investimenti collettivi, aiutare le piccole aziende a svilupparsi e incoraggiare i trasferimenti delle conoscenze agronomiche tra gli agricoltori mediante un Partenariato europeo per l’innovazione nel settore agricolo.

Si registrano frodi nel quadro della PAC?

Secondo i dati dell’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) , nel periodo 2006-2010 le frodi sono ammontate allo 0,02% del bilancio della PAC. Negli ultimi anni l’UE ha reso notevolmente più severi i suoi controlli sul bilancio.

Qualcuno verifica se gli obiettivi della PAC vengano effettivamente raggiunti?

Certamente. Sì, l’efficacia della PAC viene valutata attentamente. Prima di presentare una proposta legislativa, la Commissione consulta sempre gli interessati e i cittadini ed effettua valutazioni d’impatto. Commissiona inoltre regolarmente studi indipendenti sul funzionamento dei diversi strumenti della PAC e su come essi possano essere migliorati.

Perché i pagamenti diretti?

I pagamenti diretti contribuiscono a garantire la permanenza dell’agricoltura nell’insieme dell’UE, assicurando agli agricoltori un minimo di stabilità a livello di reddito. Permettono quindi alle aziende agricole di proseguire l’attività a lungo termine e le proteggono dalle fluttuazioni dei prezzi. I pagamenti diretti rappresentano in media il 30% del reddito agricolo a livello dell’UE. Tuttavia negli ultimi anni, nei periodi di crisi, i pagamenti diretti hanno potuto rappresentare più del 60% del reddito agricolo, come ad esempio in Svezia, Irlanda o in Danimarca durante la crisi che ha caratterizzato il 2008-2009.

I pagamenti diretti costituiscono inoltre un compenso per le attività degli agricoltori che non hanno uno sbocco sul mercato ma che costituiscono un servizio reso a tutti gli europei. La riforma adottata nel giugno 2013 prevede che il 30% degli aiuti diretti agli agricoltori saranno subordinati all’osservanza di pratiche agricole efficaci per conservare la biodiversità, la qualità del suolo e l’ambiente in generale. Ciò vale ad esempio per la diversificazione delle colture, del mantenimento dei pascoli permanenti e anche delle zone ecologiche presenti nelle aziende agricole.

In altri termini, gli agricoltori ricevono i pagamenti soltanto se rispettano norme rigorose in materia di ambiente, sicurezza alimentare, requisiti fitosanitari e salute e benessere degli animali e, in generale, mantengono i loro terreni in buone condizioni produttive. Si tratta della cosiddetta condizionalità. In caso di mancato rispetto di tali norme, i pagamenti possono essere sospesi e l’agricoltore può essere sanzionato.

Come funzionano i mercati agricoli?

La PAC, se spinge gli agricoltori a produrre ciò che il mercato richiede, contiene anche meccanismi («reti di sicurezza») in grado di impedire che una crisi economica o sanitaria oppure condizioni atmosferiche estreme portino alla distruzione di interi raccolti. Questi meccanismi comprendono l’acquisto dei prodotti con un intervento pubblico (gli organismi d’intervento nazionali ritirano dal mercato le eccedenze) e gli aiuti all’ammasso privato (per stabilizzare i mercati).

Nell’ambito delle decisioni del giugno 2013, questi strumenti sono stati rinnovati. Essendo le crisi più frequenti e più gravi che in passato, è stata prevista una riserva specifica per far fronte alle crisi che superino il normale funzionamento dei mercati e un meccanismo di emergenza rafforzato. A ciò si aggiunge la creazione di fondi di mutualizzazione e di assicurazione che permettano agli agricoltori di prepararsi meglio alle crisi e a farvi fronte più facilmente.

Infine, sono stati istituiti nuovi meccanismi per incentivare gli agricoltori che si organizzano in seno alle organizzazioni professionali e interprofessionali. La Commissione sta inoltre seguendo l’evolversi delle relazioni contrattuali lungo la filiera agroalimentare e intende incoraggiare i diversi operatori a migliorare la trasparenza dei prezzi e delle pratiche commerciali.

La PAC aiuta i giovani a diventare agricoltori?

In Europa vi sono sempre meno agricoltori, date le difficoltà del lavoro e della entità degli investimenti necessari all’avvio di un’azienda. Attualmente, 4,5 milioni di agricoltori in Europa hanno più di 65 anni (30% degli agricoltori) e solo il 6% ha meno di 35 anni. È necessario rendere questa professione più attrattiva e aiutare i giovani a dedicarsi all’agricoltura.

A tal fine, e per promuovere il rinnovo generazionale nel settore agricolo, la PAC prevede dispositivi di aiuto all’insediamento. La riforma del 2013 introduce un nuovo tipo di aiuto ai giovani agricoltori: una maggiorazione del 25% dell’importo dei pagamenti diretti a favore dei giovani agricoltori nei primi cinque anni di attività.

Sviluppo rurale

Cosa si intende per sviluppo rurale?

Nel quadro delle politiche dell’UE e della PAC in particolare, la politica di sviluppo rurale è finalizzata a mantenere la vitalità delle campagne attraverso programmi di investimento, di modernizzazione e di sostegno ad attività — agricole e non — nelle zone rurali.

Chi gestisce la politica di sviluppo rurale?

Gli Stati membri scelgono le misure che rispondono meglio alle loro esigenze specifiche e gestiscono autonomamente i loro programmi. L’UE paga una parte dei costi (cofinanziamento).

Quanto costa questa politica? Da dove provengono i fondi?

Il bilancio stanziato per la PAC per i 28 Stati membri nel periodo 2014-2020 ammonta a 95 miliardi di euro (a prezzi correnti).

I fondi provengono dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR).

Come vengono spesi i fondi?

Dal 2014 il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) è stato inglobato nel nuovo quadro strategico comune con il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE), il Fondo di coesione e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) per conseguire gli obiettivi della strategia Europa 2020 (crescita sostenibile, intelligente e inclusiva) .

I fondi per lo sviluppo rurale possono essere impiegati sia per attività agricole che non agricole, intorno alle seguenti sei priorità:

  1. stimolare il trasferimento di conoscenze e l’innovazione,
  2. rafforzare la competitività,
  3. promuovere l’organizzazione e la gestione del rischio della filiera agroalimentare,
  4. ripristinare, tutelare e migliorare gli ecosistemi,
  5. promuovere l’utilizzo efficiente delle risorse e la transizione verso un’economia a basse emissioni di CO2,
  6. promuovere l’inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali.

Gli Stati membri o le regioni potranno elaborare sottoprogrammi con tassi di finanziamento superiori per rispondere meglio alle esigenze di taluni settori confrontati a situazioni particolari, dei giovani e dei piccoli agricoltori, delle zone montane e delle filiere agroalimentari corte.

La politica di sviluppo rurale può essere adattata alle esigenze delle diverse regioni?

Ciascun paese formula una strategia nazionale di sviluppo rurale; programmi specifici possono essere elaborati e attuati a livello regionale.

In che modo la politica di sviluppo rurale nel quadro della PAC si differenzia dalla politica regionale?

La politica regionale dell’UE è intesa principalmente a fornire assistenza alle regioni più svantaggiate dell’UE, mentre la politica di sviluppo rurale riguarda tutte le zone rurali di tutti gli Stati membri.

Le misure di sostegno rurale non sono rivolte esclusivamente agli agricoltori, ma anche ad altri soggetti dell’economia rurale, come proprietari di foreste, lavoratori agricoli, piccole imprese, ONG locali ecc.

Che cos’è Leader?

«Leader» è il nome di un programma che vuole consolidare l’economia rurale incoraggiando gli abitanti delle campagne ad agire a livello locale (bottom-up) , invece di chiedere loro di attuare programmi già preconfezionati (top-down). Nel’ambito delle attuali norme, gli Stati membri devono spendere almeno il 5% del loro bilancio per lo sviluppo rurale in progetti Leader.

Lo sviluppo rurale può contribuire alla tutela dell’ambiente?

Ciascun programma di sviluppo rurale deve comportare iniziative per la protezione e la valorizzazione delle risorse naturali e paesaggistiche.

I fondi per lo sviluppo rurale sono versati in cambio di e per compensare azioni che non solo proteggono e conservano le campagne europee, ma contribuiscono anche a contrastare il cambiamento climatico, ad esempio:

  1. mantenendo la qualità dell’acqua;
  2. attuando una gestione sostenibile del territorio;
  3. piantando boschi per prevenire l’erosione e le inondazioni.

Perché la PAC?

Perché c’è bisogno di una politica agricola «comune» a livello dell’UE?

L’agricoltura è un settore sostenuto praticamente esclusivamente a livello europeo, contrariamente alla maggior parte degli altri settori oggetto di politiche nazionali. È importante avere una politica pubblica per un settore che assicura la nostra sicurezza alimentare, svolge un ruolo chiave nell’utilizzo di risorse naturali e nello sviluppo economico di zone rurali.

Tutti i paesi UE condividono questi obiettivi e nessuno di essi può essere conseguito senza un sostegno finanziario alle zone agricole e rurali.

Per assicurare condizioni eque attraverso un insieme comune di obiettivi, principi e regole, occorre una politica definita a livello europeo. Una politica collettiva consente di utilizzare i fondi disponibili in modo molto più efficiente rispetto a un insieme disparato di politiche nazionali.

Oltre alla gestione del mercato unico, vi sono altre questioni che vanno affrontate a livello transnazionale: la coesione tra i paesi e le regioni europee, le emergenze ambientali transfrontaliere, le sfide globali come i cambiamenti climatici, la gestione delle risorse idriche, la biodiversità, senza dimenticare problemi più specifici come la salute e il benessere degli animali, la sicurezza degli alimenti e dei mangimi, le questioni fitosanitarie, la salute pubblica e gli interessi dei consumatori.

Perché gli agricoltori hanno bisogno di sostegno pubblico?

Contrariamente alle opinioni diffuse in alcuni paesi, l’attività agricola non è una miniera d’oro, anzi. L’investimento in tempo e denaro degli agricoltori è sempre alla mercé di fattori economici, sanitari ed atmosferici che sfuggono al loro controllo. L’agricoltura richiede investimenti pesanti, sia umani che finanziari, che producono risultati solo diversi mesi, se non anni, più tardi e possono costantemente essere vanificati.

Sostenendo il reddito degli agricoltori si garantisce che l’UE continui ad avere una produzione alimentare e si remunerano alcuni beni pubblici che non hanno un valore di mercato: la tutela dell’ambiente, la salute degli animali, la sicurezza e la qualità degli alimenti.

Questi beni pubblici sono tanto più importanti in quanto le norme dell’UE sono tra le più rigorose al mondo e, di conseguenza, i costi di produzione in Europa sono più elevati che nei paesi in cui non esistono requisiti analoghi.

Senza il sostegno pubblico, per gli agricoltori europei sarebbe estremamente difficile competere con gli agricoltori di altri paesi e continuare a soddisfare le esigenze specifiche dei consumatori europei. Inoltre, con l’accentuarsi dei cambiamenti climatici, il costo di un’agricoltura sostenibile è inevitabilmente destinato a crescere.

Il costo della PAC

Quanto costa la PAC al contribuente europeo?

La PAC costa mediamente ad ogni cittadino dell’UE circa 30 centesimi di euro al giorno. Nel 2011 i 58 miliardi di euro destinati alla PAC rappresentavano il 43% del bilancio annuale dell’UE. La sua parte ha continuato a diminuire dal 1984 — quando era al 72%, mentre dopo l’allargamento dell’UE a partire dal 1992, il numero di agricoltori è raddoppiato.

In realtà, la spesa per la PAC rappresenta meno dell’1% del totale della spesa pubblica dell’insieme dei paesi UE; la spesa pubblica per il settore agricolo nell’UE è centralizzata a livello europeo, cosa che non accade in nessun altro settore dell’economia. A titolo di paragone, i paesi UE spendono tre volte di più per la difesa.

Perché circa il 40% del bilancio UE è stanziato a favore dell’agricoltura anziché di altri settori?

L’agricoltura è l’unico settore interamente finanziato a carico del bilancio UE, il che vuol dire che nel settore agricolo le spese europee sostituiscono quelle nazionali. Le spese per altri settori, come la ricerca, l’istruzione, i trasporti, la difesa, le pensioni e l’assistenza sanitaria, o non figurano affatto nel bilancio UE o vi rientrano solo in parte, poiché sono finanziate, interamente o parzialmente, dai bilanci nazionali e sono gestite direttamente dagli Stati membri.

Come contropartita, la PAC mette a costante disposizione dei cittadini europei un’abbondante scelta di prodotti di grande qualità e protegge l’ambiente e il paesaggio eccezionale delle nostre campagne.

Come è finanziata la PAC?

I fondi della PAC provengono dal bilancio generale dell’UE. Le spese della PAC per lo sviluppo rurale sono finanziate congiuntamente dai paesi membri e dall’UE.

Il bilancio UE è a sua volta finanziato principalmente attraverso le «risorse proprie» dell’Unione (dazi doganali, prelievi diversi, una risorsa IVA e una risorsa basata sul reddito nazionale lordo degli Stati membri).

Chi sono i beneficiari dei pagamenti, e quanto ricevono?

Dal 2009 ciascuno Stato membro, nell’interesse della trasparenza, deve pubblicare elenchi di tutti i beneficiari di pagamenti della PAC. Tuttavia, a seguito di un ricorso presentato alla Corte di giustizia europea da un gruppo di agricoltori tedeschi, nel 2010 la pubblicazione di tutti i dati personali riguardanti i beneficiari della PAC è stata sospesa, perché è stata ritenuta lesiva del diritto alla privacy. Specificamente, la Corte ha ordinato di non pubblicare più i nomi dei beneficiari. La Commissione, che continua a sostenere il principio della trasparenza, ha proposto una nuova regolamentazione che tenga conto dei principi affermati dalla Corte. La riforma di giugno 2013 reintroduce l’obbligo di trasparenza, tenendo conto dei principi di proporzionalità sollevate dalla Corte dei conti. In particolare i piccoli agricoltori, coloro che percepiscono importi molto limitati — non saranno interessati.

Chi non è un agricoltore può beneficiare della PAC?

Tutti gli europei ne beneficiano già! Quando l’UE aiuta i suoi agricoltori, a beneficiarne è la società nel suo complesso, in quanto può contare su un approvvigionamento alimentare sicuro e a prezzi accessibili. Oggi la voce “alimentazione” rappresenta il 15% della spesa della famiglia media dell’UE — la metà rispetto al 1960.

Inoltre, finanziando metodi agricoli sostenibili, mediante la PAC, contribuiamo a proteggere l’ambiente nonché la ricchezza e la diversità del paesaggio rurale e della nostra alimentazione.

Le riforme della PAC

Cosa si è realizzato con le precedenti riforme?

La riforma in profondità della PAC è stata avviata nel 1992 e ha portato ad una svolta nel 2003, quando è stato abolito il legame tra aiuti e produzione. Questo significa che gli agricoltori non sono più incentivati a produrre per ricevere sovvenzioni, anche quando per i loro prodotti non esiste mercato. Ora essi sono liberi di produrre ciò che il mercato chiede e di cui i consumatori hanno bisogno, cercare nuovi sbocchi redditizi e sfruttare nuove nicchie di mercato.

Attualmente, essi ricevono infatti un sostegno al reddito, a condizione di curare le loro terre e di soddisfare determinate norme in materia di sicurezza alimentare, di tutela dell’ambiente e di benessere degli animali; altrimenti, si vedono ridurre gli importi versati.

La nuova PAC considera maggiormente la realtà di un mondo aperto e l’OMC ritiene che il 90% dei pagamenti diretti non generi distorsioni commerciali.

Grazie alla PAC i consumatori dispongono di un’ampia scelta di prodotti alimentari di qualità.

La Commissione è costantemente impegnata a modernizzare, razionalizzare e semplificare la PAC.

Ora che l’importo del sostegno non dipende più dall’ammontare della produzione, gli agricoltori continuano a beneficiare di una certa sicurezza economica e, al tempo stesso, sono liberi di rispondere ai segnali del mercato.

Gli strumenti di mercato (come l’intervento pubblico) sono stati modificati in modo da poter fungere da rete di sicurezza senza alterare i normali meccanismi di mercato. La politica di sviluppo rurale aiuta gli agricoltori a riorganizzare le loro aziende e a prendersi cura dell’ambiente, mantenendo vive le zone rurali.

Quali sono i principali orientamenti per la PAC dopo il 2013?

Una nuova riforma della PAC è stata adottata nel 2013; essa entrerà in vigore a decorrere dal 1° gennaio 2014. Tutti gli elementi della riforma saranno applicabili al 1° gennaio 2014, fatta eccezione per la nuova struttura dei pagamenti diretti che impone di tener conto del ciclo annuale dei pagamenti diretti: le dichiarazioni PAC annuali degli agricoltori saranno adottate in primavera. Sulla base di tali dichiarazioni, i versamenti secondo la nuova struttura dei pagamenti diretti saranno adottati nel 2015 con, ad esempio, i pagamenti «verdi» e i sostegni addizionali per i giovani agricoltori.

La nuova riforma riguarda tutti i cittadini dell’UE. Per prepararla, la Commissione ha avviato un dialogo con l’insieme della società civile e i soggetti interessati. Dall’ampia discussione pubblica nell’aprile-luglio 2010 (che ha fruttato quasi 6 000 contributi individuali e collettivi) e dall’intensa trattativa politica con il Consiglio dei ministri e il Parlamento europeo che ne è seguita sono emerse, in conclusione, le linee principali della PAC dopo il 2013. La Commissione ha poi presentato le sue proposte legislative il 12 ottobre 2011.

Cosa cambierà con la nuova riforma?

  1. I pagamenti diretti agli agricoltori rispecchieranno meglio l’esigenza di sostenere con equità i loro redditi e di valorizzarli per il servizio pubblico che prestano (ad esempio tutelando l’ambiente). Saranno inoltre utilizzabili per un sostegno specifico alle regioni in cui le condizioni sono più difficili e ai giovani che intendono dedicarsi alle attività agricole.
  2. I meccanismi di gestione del mercato saranno più semplici, efficaci ed agili.
  3. La politica di sviluppo rurale sarà incentrata sul rafforzamento della competitività e la promozione dell’innovazione.

Saranno introdotti nuovi strumenti per aiutare gli agricoltori a fronteggiare la volatilità dei prezzi e dei redditi.

Il prezzo dei generi alimentari

Che bisogno c’è di sostenere gli agricoltori quando i prezzi dei prodotti alimentari sono alti?

I prezzi versati ai produttori all’uscita delle aziende agricole rappresentano una quota relativamente modesta dei prezzi pagati dai consumatori: a titolo di esempio, il prezzo dei cereali pesa solo per il 5% nel prezzo del pane. I prezzi che aumentano a livello dei consumatori non equivalgono necessariamente ad un aumento dei redditi per gli agricoltori. E ciò in particolare se le aziende agricole sono confrontate anche all’aumento dei costi di produzione. Sempre più gli agricoltori sono estremamente vulnerabili alle fluttuazioni di mercato, che sono diventate sempre più frequenti ed estreme. Negli ultimi anni, la spesa energetica delle aziende agricole è aumentata del 223%, il prezzo dei fertilizzanti del 163%. I prezzi agricoli sono aumentati in media del 50%.

Sono i biocarburanti la causa dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari?

Gli studi disponibili sembrano indicare che la produzione di biocarburanti nell’UE non svolge un ruolo di rilievo nell’aumento del prezzo dei generi alimentari. Solo l’1% dei cereali prodotti nell’UE è utilizzato per produrre etanolo. I due terzi circa del raccolto di colza sono utilizzati per produrre biodiesel ma la colza prodotta nell’UE rappresenta soltanto il 2% della domanda mondiale. Detto ciò, è vero che occorre investire nei biocarburanti di seconda e terza generazione.

La PAC e l’ambiente

Qual è l’impatto dell’agricoltura sull’ambiente?

L’attività agricola può contribuire a creare e mantenere un ambiente sostenibile ma può anche mettere l’ambiente a rischio. La politica agricola comune ha un ruolo importante da svolgere nella ricerca di un equilibrio, e questo ruolo sarà fondamentale nei prossimi anni.

In che modo la PAC contribuisce alla protezione dell’ambiente?

Con la riforma della PAC adottata nel giugno 2013, ciascuno Stato membro, ciascun territorio, ciascun agricoltore contribuirà a combattere la sfida posta dalla sostenibilità e dai cambiamenti climatici con misure semplici e di comprovata efficacia. Tra il 2014 e il 2020 saranno investiti più di 100 miliardi di euro per aiutare l’agricoltura ad affrontare la sfida della qualità del suolo e dell’acqua, della biodiversità e del cambiamento climatico:

• “inverdimento”: il 30% dei pagamenti diretti sarà subordinato al rispetto di tre pratiche agricole vantaggiose per l’ambiente: diversificazione delle colture, mantenimento dei prati permanenti e conservazione del 5%, e successivamente del 7%, delle zone di interesse ecologico a partire dal 2018, o misure ritenute quantomeno equivalenti in termini di benefici per l’ambiente.

• Almeno il 30% del bilancio dei programmi di sviluppo rurale dovrà essere attribuito a misure agroambientali, ad aiuti all’agricoltura biologica o a progetti legati a investimenti o misure di innovazione vantaggiosi per l’ambiente.

• Le misure agroambientali saranno rafforzate; dovranno essere complementari alle pratiche nel quadro dell’inverdimento. Questi programmi dovranno essere più ambiziosi e, pertanto, più efficaci in termini di protezione dell’ambiente (garanzia contro il doppio finanziamento).

Che cosa fa l’UE per l’agricoltura biologica?

L’agricoltura biologica rispetta i cicli naturali delle piante e degli animali. Essa è protetta mediante rigorose norme di produzione fissate dalla legislazione europea. È inoltre oggetto di una normativa in tema di etichettatura e di tracciabilità per garantire la qualità e l’autenticità dei prodotti biologici, qualunque sia il loro paese di provenienza.

In questo contesto, l’UE ha istituito un apposito logo da apporre sui prodotti biologici conformi alle norme europee. Per essere autorizzati ad usare il logo, gli agricoltori e gli altri produttori di prodotti biologici devono sottoporsi a un rigoroso processo di certificazione.

I paesi membri possono, nel quadro dei loro programmi di sviluppo rurale, offrire un sostegno specifico a chi intende passare dall’agricoltura convenzionale a quella biologica. Tale possibilità sarà diffusa più ampiamente dopo il 2013: la riforma prevede un aiuto specifico a favore dell’agricoltura biologica, nonché la possibilità di ricevere un aiuto, non solo per convertire le aziende all’agricoltura biologica, ma anche per mantenere tale scelta.

La PAC riguarda anche la silvicoltura?

La PAC non include la silvicoltura commerciale, ma riconosce gli effetti positivi di boschi ben gestiti per il paesaggio naturale e la biodiversità. Vengono perciò sovvenzionati gli agricoltori che desiderano imboschire parte dei loro terreni agricoli.

La PAC e il commercio

L’Europa è aperta alle importazioni alimentari?

L’UE ha aperto in misura significativa il suo mercato negli ultimi vent’anni e oltre due terzi delle sue importazioni di prodotti agricoli provengono da paesi in via di sviluppo, per un volume superiore a quelle di Stati Uniti, Australia, Giappone, Canada e Nuova Zelanda insieme. Grazie a una serie di accordi bilaterali, numerosi paesi beneficiano di dazi ridotti sulle importazioni agricole, mentre i 50 paesi più poveri del mondo possono esportare nell’UE senza limiti quantitativi o dazi.

Servono nuovi ostacoli alle importazioni per tutelare i nostri agricoltori e il nostro approvvigionamento alimentare?

Se costruiremo nuove barriere, i nostri partner commerciali faranno altrettanto. L’Europa gode di un vantaggio competitivo per quanto riguarda i prodotti alimentari trasformati ad elevato valore aggiunto. I mercati dei paesi in via di sviluppo, come anche di Cina e India, offrono enormi opportunità di espansione in tale settore.

Il miglior modo per garantire la sicurezza alimentare è mantenere scambi vivaci nelle due direzioni. Il miglior modo per proteggere i nostri agricoltori è permettere loro di competere efficacemente sul mercato mondiale garantendo loro un reddito costante, ossia proprio quello che fa oggi la PAC.

La PAC e i paesi in via di sviluppo

Se 20 anni fa la spesa dell’UE per le sovvenzioni all’esportazione ammontava a 10 miliardi di EUR, nel 2011 sono stati spesi a questo scopo solo circa 160 milioni di EUR. Vengono versate sovvenzioni solo per esportazioni destinate non a paesi in via di sviluppo, bensì a paesi del bacino del Mediterraneo e del resto d’Europa; solo una piccolissima quota di prodotti sovvenzionati finisce in Africa.

A partire dal 2014, è stato convenuto che il meccanismo delle sovvenzioni all’esportazione sarà attivato solo in situazioni eccezionali.

Le concessioni commerciali dell’UE determinano reali benefici per i paesi in via di sviluppo?

L’UE ha concluso accordi tariffari preferenziali con numerosi paesi in via di sviluppo. L’UE concede facilitazioni commerciali ai paesi in via di sviluppo per un valore superiore a quelle di tutto il resto del mondo: quasi 1 miliardo di EUR l’anno negli ultimi tre anni.

L’UE è destinataria del 71% delle esportazioni agricole dei paesi in via di sviluppo (pari a circa 59 miliardi di EUR nel 2008-2010), per un volume superiore a quello di Stati Uniti, Canada, Giappone, Nuova Zelanda e Australia insieme. L’UE importa dalla sola Africa per oltre 12 miliardi di euro (il 15% di tutte le importazioni UE). Circa un terzo di tutte le esportazioni dei paesi in via di sviluppo ha come destinazione l’UE.

Quali sono i principi cui s’ispira l’UE per quanto riguarda il commercio con i paesi in via di sviluppo?

L’UE è favorevole a norme commerciali multilaterali vantaggiose per tutti, e in particolare per i paesi in via di sviluppo. È quindi convinta che i paesi sviluppati debbano ridurre le tariffe in misura maggiore e più rapidamente che i paesi in via di sviluppo.

Qualità e sicurezza dei prodotti alimentari

I nostri alimenti sono sicuri?

L’UE ha migliorato sensibilmente la sicurezza dei prodotti alimentari dopo le emergenze alimentari degli anni ’90, adottando misure in materia di igiene e norme veterinarie e fitosanitarie e imponendo controlli sui residui di pesticidi e sugli additivi contenuti negli alimenti, per citare solo qualche esempio. La legislazione alimentare in Europa è una delle più rigorose nel mondo.

In che modo l’UE garantisce la qualità dei prodotti alimentari?

La qualità dei prodotti alimentari è garantita dalle norme di etichettatura, commercializzazione e qualità, come pure da quelle sulla protezione delle indicazioni geografiche, dalle informazioni nutrizionali obbligatorie sulle etichette, dai logo di qualità e dalle regole sul benessere degli animali.

Oltre alle norme di igiene che garantiscono la salubrità degli alimenti, l’UE ha messo a punto:

  1. norme di commercializzazione che devono essere rispettate per tutti i prodotti venduti nell’UE;
  2. indicazioni di qualità facoltative, che vantano una particolare qualità del prodotto sull’etichetta;
  3. regimi europei di qualità per designare i prodotti che possiedono una qualità specifica:
  • denominazione di origine protetta (DOP) e indicazione geografica protetta (IGP) per le qualità derivanti dall’origine geografica;
  • specialità tradizionale garantita (STG);
  1. un apposito logo UE per i prodotti biologici conformi a rigorosi requisiti;
  2. linee guida per ottimizzare l’efficacia dei sistemi di certificazione della qualità dei prodotti alimentari che ne garantiscono la conformità a determinate caratteristiche o a determinati processi di produzione.

Salute e benessere degli animali

Come vengono trattati gli animali?

Lo scopo della legislazione UE sul benessere degli animali è di evitare che questi, visto che si tratta di esseri senzienti, siano esposti a sofferenze non necessarie. Le norme sono intese a tutelare le “cinque libertà” degli animali:

  1. libertà dalla fame e dalla sete
  2. libertà dal disagio
  3. libertà dal dolore, dalle lesioni e dalle malattie
  4. libertà di esprimere un comportamento normale
  5. libertà dalla paura e dall’angoscia.

L’Ufficio alimentare e veterinario della Commissione effettua ispezioni per verificare che le norme UE sul benessere degli animali siano correttamente applicate nei paesi membri.

La PAC concede inoltre aiuti agli agricoltori disposti a migliorare le condizioni di benessere degli animali delle loro aziende al di là dei requisiti minimi.

  1. Tutti gli aiuti versati agli agricoltori nel quadro della PAC sono subordinati all’osservanza dei requisiti minimi di benessere degli animali. Chi non li rispetta può perdere in tutto o in parte i contributi;
  2. gli agricoltori che investono nel miglioramento dei loro sistemi di allevamento (ad esempio, delle stalle) possono beneficiare di sovvenzioni supplementari.

Le norme più avanzate per il benessere degli animali devono essere osservate per l’allevamento biologico. Tutto questo significa che è più costoso produrre generi alimentari in Europa che in altri paesi che non applicano norme così rigorose. Senza un sostegno pubblico, gli agricoltori europei farebbero fatica a sopravvivere a lungo termine nel contesto della mondializzazione.

La preoccupazione per il benessere degli animali non si arresta alle frontiere dell’UE, che svolge un’attiva opera di sensibilizzazione a questo aspetto, considerato come un valore aggiunto nel commercio internazionale.

In che modo l’UE tutela la salute degli animali?

Le norme dell’UE sulle malattie degli animali, che sono vincolanti per gli Stati membri, vengono continuamente migliorate sulla base delle esperienza e conoscenza maturate.

http://ec.europa.eu/agriculture/cap-overview/2012_it.pdf

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Questa voce è stata pubblicata il 16/08/2013 da in Politica agricola con tag , , , .
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