A g r i C u l t u r a

Leonardo Laureti – Agronomist & Farmer

I giovani nelle proposte per la PAC 2014-2020

Articolo di Gabriele Canali, Ilir Gjika

La discussione avviata in seno alle Istituzioni europee sulla Politica agricola comune (Pac) dopo il 2013, ha evidenziato da subito alcuni temi chiave, sostanzialmente ripresi nelle proposte di regolamento presentate lo scorso 12 ottobre 2011 da parte del Commissario all’agricoltura Dacian Ciolos. La nuova Pac rimane sempre imperniata su due pilastri, ma i pagamenti diretti nell’ambito del primo pilastro, oltre ad essere obbligatoriamente regionalizzati, vengono “spacchettati” in diverse componenti, delle quali alcune facoltative e alcune obbligatorie per gli Stati Membri (SM). D’altro canto alcune innovazioni, sia pure meno radicali, sono contenuti anche nelle proposte per il secondo pilastro, quello relativo alle politiche per lo sviluppo rurale.
In questo contributo si analizzano i possibili impatti delle misure concernenti il sostegno dei giovani agricoltori contenute nelle proposte per la Pac post-2013, sia quelle nuove previste soprattutto nel primo pilastro, che quelle del secondo pilastro (pure se meno innovative). Alla luce delle informazioni quantitative ottenute da alcune simulazioni effettuate a partire dal database dei titoli italiani del primo pilastro del 2010, e di considerazioni qualitative circa l’efficacia delle attuali e passate misure introdotte soprattutto nelle politiche per lo sviluppo rurale, si propongono alcune valutazioni destinate sia agli stake-holder che ai policy-maker. Sul tema delle politiche volte a favorire il ricambio generazionale nell’agricoltura italiana, e della loro relativa inadeguatezza, sono intervenuti diversi autori nel recente passato (infatti, negli anni recenti sono state espresse diverse valutazioni fino ad ora si sono registrate solo pochissimi contributi e poche prese di posizioni (Canali, 2012).

I giovani agricoltori e il primo pilastro: dalle ipotesi di lavoro alla proposta

In occasione della presentazione delle proposte legislative dello scorso 12 ottobre 2012, la Commissione europea (CE) e lo stesso Commissario hanno dato un certo risalto agli aiuti specifici destinati ai giovani agricoltori che si insediano per la prima volta in agricoltura in qualità di imprenditori. Nei documenti della Commissione che hanno caratterizzato la fase di discussione precedente alla presentazione delle proposte, si era ampiamente trattato dell’aspetto greening e del sostegno per le aree soggette a vincoli naturali, ma non vi erano elementi che potessero far ipotizzare l’introduzione di un pagamento specifico destinato ai giovani come auspicava il Parlamento Europea (PE) con l’approvazione della relazione di Albert Deẞ (Parlamento Europea: 2011/2051(Ini)). Nel comunicato stampa della CE (Commissione Europea 2011, IP/11/1181), invece, viene data grande enfasi a questa misura che verrà continuamente richiamata come uno degli aspetti più innovativi. Nello stesso comunicato, che indica i dieci punti più importanti della riforma, uno di questi è proprio il pagamento introdotto a sostegno dei giovani agricoltori. Lo stesso aspetto verrà poi sottolineato anche nella Memo/11/685 in cui si delinea più concretamente l’ammontare dell’aiuto stesso “il regime di pagamento di base per i giovani agricoltori, di età inferiore a 40 anni, al loro primo insediamento dovrebbe essere integrato da un ulteriore 25% nei primi 5 anni di attività…”.
Secondo gli studi di impatto pubblicati dalla CE all’atto della presentazione della proposta legislativa di riforma della Pac, il numero di giovani agricoltori, inteso come imprenditori agricoli al di sotto di 40 anni, è stimabile in 1,8 milioni, pari al 14 per cento degli imprenditori agricoli nell’UE 27; essi, inoltre, deterrebbero il 20 per cento circa della superficie eleggibile potenziale (European Commission 2011; Sec(2011) 1153 final/2, Annex 3). Secondo questi studi, in Italia, la Commissione stima la presenza di 134 mila giovani agricoltori che detengono 1,65 milioni di ettari di superficie ammissibile.
Le opzioni inizialmente prese in considerazione dalla Commissione nello studio di impatto della riforma con riferimento a questo pagamento sono state quattro: (a) un pagamento supplementare per ettaro a tutti gli agricoltori al di sotto di 40 anni d’età; (b) una percentuale del massimale nazionale da distribuire tra agricoltori al di sotto di 40 anni d’età; (c) un pagamento supplementare ad ettaro calcolato usando una certa percentuale del pagamento di base ai giovani agricoltori di età inferiore a 40 anni e (c) destinare parte del supporto nell’ambito dei pagamenti diretti ad agricoltori che si insediano per la prima volta in agricoltura.
Tra queste opzioni la scelta è ricaduta sulla quarta in quanto le prime tre, oltre ad essere in sovrapposizione con le misure attivate nell’ambito dello sviluppo rurale, poiché usano solo il parametro dell’età, potrebbero essere contestate come discriminatorie dalla Corte Europea di Giustizia. Per l’opzione scelta, la Commissione, nelle sue valutazioni d’impatto, stima un numero di potenziali fruitori, in Italia, di poco inferiore a 7 mila agricoltori all’anno, per una somma complessiva da destinare a tale misura di circa 8 milioni di euro che significa un pagamento medio per agricoltore di circa 1.158 euro. Tale numero di potenziali beneficiari, nella valutazione di impatto citata, è stata determinata nella misura fissa del 5% del numero totale degli agricoltori di età inferiore ai 40 anni (cioè quelli che possono potenzialmente accedere a queste misure).
Per comprendere il meccanismo di aiuti previsto per i giovani agricoltori nella proposta della Commissione, è utile ricordare per sommi capi come essa è strutturata. La proposta presentata dalla Commissione, infatti, relativamente al primo pilastro in genere prevede l’introduzione di due regimi di pagamento: uno ordinario o “di base” e uno semplificato per i piccoli agricoltori. È inoltre prevista anche la possibilità, per gli Stati membri, di attivare pagamenti facoltativi accoppiati per un massimale che, nel caso dell’Italia, può arrivare fino al 10 per cento di quello nazionale. Nell’ambito del regime di pagamento “ordinario” gli aiuti vengono scorporati in: 1) un pagamento di base, 2) un pagamento destinato all’applicazione di scelte che comportino un miglioramento delle ricadute dell’agricoltura sull’ambiente (greening) al quale è riservato obbligatoriamente il 30 per cento del massimale nazionale, 3) un pagamento facoltativo per le superfici che ricadono in aree soggette a vincoli naturali (fino al 5 per cento del massimale nazionale) e 4) un pagamento obbligatorio per i giovani agricoltori che non può superare il 2 per cento del massimale nazionale.
Quest’ultima componente (c.f.r. art 36 Commissione europea 2011; Com(2011)625 final/2), è destinato ai giovani che si insediano in agricoltura purché essi siano al di sotto della soglia dei 40 anni d’età, e l’aiuto può essere riconosciuto fino ad un massimo di 5 anni dall’insediamento. La durata viene ridotta sulla base degli anni passati dal momento dell’insediamento come imprenditore agricolo e il momento di presentazione della domanda.
Il calcolo dell’ammontare dell’aiuto viene fatto moltiplicando il 25 per cento del valore medio degli aiuti detenuti dall’agricoltore che presenta domanda per il numero di titoli posseduti fino ad un massimo di 25 (ettari) per l’Italia. La proposta di regolamento, infatti, suddivide i paesi europei in due grandi gruppi individuando come spartiacque per il coefficiente massimo da applicare per la definizione del valore dell’aiuto a 25 ettari sulla base della superficie media aziendale dello SM. L’Italia, che ha una superficie aziendale media di 8 ettari deve limitare il numero dei titoli a 25; nel caso di Paesi con dimensioni medie aziendali superiori a 25 ettari, invece, il limite massimo è quello relativo al valore medio del Paese (ad esempio: 54 ettari per il Regno Unito, 52 ettari per la Francia, 46 per la Germania).
Per questo pagamento lo SM non può usare complessivamente più del 2 per cento del massimale annuo nazionale e ha l’obbligo di comunicare alla CE, entro il 1°agosto 2013, la percentuale stimata necessaria. Tuttavia, se l’importo totale del pagamento chiesto in uno SM supera il massimale stabilito e comunicato alla Commissione, fatto salvo il limite del 2 per cento, gli SM devono applicare una riduzione lineare di tutti gli aiuti a tutti gli agricoltori per poter soddisfare le richieste dei giovani agricoltori aventi diritto. Per la quota che eventualmente superasse il 2 per cento del massimale nazionale, lo SM dovrebbe procedere, invece, ad un taglio lineare dei pagamenti da concedere a norma di questa misura (quindi quelli ai giovani agricoltori) per allinearsi al limite massimo imposto.
Sempre con riferimento ai giovani, nella proposta vengono illustrate con più dettaglio i criteri per l’accesso alla riserva nazionale. Mentre l’articolo 41 del Reg.CE 73/2009 prevedeva l’assegnazione dei titoli in via prioritaria ai nuovi insediati in agricoltura senza specificare limiti d’età, l’articolo 23 della proposta (Com(2011)625 final/2) stabilisce “Gli Stati membri utilizzano la riserva nazionale per assegnare diritti all’aiuto, in via prioritaria, ai giovani agricoltori che iniziano a esercitare l’attività agricola”.
Inoltre, è conferito alla Commissione il potere di adottare atti delegati al fine di definire le condizioni alle quali le persone giuridiche possono essere ammesse a beneficiare del pagamento per i giovani agricoltori, in particolare per l’applicazione del limite d’età a una o più persone fisiche facenti parte della persona giuridica.

I pagamenti del primo pilastro per i giovani agricoltori: i risultati di alcune simulazioni

Per poter stimare l’entità dei pagamenti per la misura relativa ai giovani agricoltori sopra descritta, sono stati utilizzati i dati Agea sui pagamenti diretti nel 2010. Il database contiene un record per ogni singolo titolo con le seguenti informazioni: a) titolare (Cuaa) , b) tipo titolo, c) tipo di movimento titolo, d) origine del titolo, e) valore del titolo (euro), f) superficie (metri quadrati), g) unità bestiame adulto (Uba) .
Per geo-referenziare la distribuzione dei titoli sono stati utilizzati i dati dell’uso del suolo, delle quote latte e primi acquirenti e dati Siarl (Sistema Informativo Agricoltura regione Lombardia). Tuttavia, questi dati consentono di attribuire una localizzazione geografica solo al centro aziendale e non, come sarebbe preferibile, alla singola particella su cui vige il titolo all’aiuto. L’impossibilità di poter localizzare la singola particella comporta che (1) il valore del titolo viene attribuito al Comune dove è localizzato il centro aziendale e non quello reale; (2) le aziende con il centro aziendale localizzato all’estero non possono essere geo-referenziate. I record non contengono informazioni in merito alla data di nascita dell’imprenditore e, ancor meno, la data del primo insediamento. Se l’età dell’imprenditore è deducibile, mediante estrazione dell’anno di nascita dal Codice Fiscale che rappresenta il Cuaa, non è comunque possibile risalire alla data del primo insediamento.
Per stimare l’ammontare del pagamento sono stati ipotizzati diversi scenari probabili di regionalizzazione. Nel primo scenario si ipotizza una regione unica nazionale. La distribuzione dei pagamenti avviene sulla base della superficie ammissibile detenuta. Gli altri due scenari ipotizzano invece l’identificazione delle regioni secondo la suddivisione amministrativa e utilizzano diversi parametri per la spartizione dei massimali tra regioni: (a) quello storico e (b) il valore aggiunto dell’agricoltura (media 2008/2010). Per ciascuna delle ipotesi sono state previste quattro sottotesi derivanti dalla attivazione o meno dei pagamenti facoltativi, ovvero gli aiuti specifici per le aree soggette a vincoli naturali e per i pagamenti accoppiati.
Il massimale nazionale a regime, per l’Italia, sarà, a regime, di 3.841,6 milioni di euro, quindi, il massimale teoricamente disponibile per i giovani agricoltori sarà di 76,8 milioni (Tabella 1).

Tabella 1massimale nazionale attribuito all’Italia dalla proposta legislativa di riforma e risorse massime utilizzabili per il pagamento per i giovani agricoltori (000 di euro).


Fonte: nostre elaborazioni sulla base dell’Allegato II Com(2011) 625

Il numero di agricoltori che, aventi titoli attivi nel 2010 e alla data di presentazione della domanda per i nuovi titoli Pac abbiano l’età per accedere teoricamente alla misura, nel database Agea, sono risultati essere 44.462. Per quanto riguarda il valore medio degli aiuti da cui partire per il calcolo del pagamento, il testo non è chiaro se si riferisce al valore di pagamento di base o al valore medio dei titoli nel regime di pagamento di base dove sono compresi anche i pagamenti per le aree svantaggiate e greening. In questo lavoro sono riportati i risultati delle simulazioni nel secondo caso. Ipotizzando che tutti i giovani identificati possano (molto teoricamente) accedere alla misura per i giovani, il pagamento medio per ettaro si colloca, nelle varie simulazioni, tra i 51 ed i 59 euro a ettaro (Tabella 2). Nel caso degli agricoltori con un’azienda di dimensioni pari o superiore ai 25 ettari, quindi, il pagamento massimo varierebbe tra 1.280 e 1.480 euro circa, per beneficiario e per anno.

Tabella 2 – Pagamento medio ad ettaro in Italia calcolato con diverse ipotesi di regionalizzazione e di applicazione delle misure previste dalla proposta della Commissione


Fonte: nostre elaborazioni

Poiché il pagamento per i giovani dipende dal valore medio regionale dei titoli e dal numero di titoli posseduti, il pagamento per agricoltore, nelle varie simulazioni, presenta una variabilità molto elevata. La maggior parte dei giovani agricoltori, tra l’altro, o perché si trovano in regioni con valore medio ad ettaro degli aiuti relativamente basso, o per la ridotta superficie a disposizione, riceverebbe un aiuto annuo relativamente limitato. Il pagamento medio per giovane agricoltore e per anno in Italia, quindi, nelle diverse ipotesi di regionalizzazione varia tra i 944 e 1.112 euro (Tabella 3). Ci sono casi particolari, come Trentino Alto Adige o la Liguria, che presentano valori medi particolarmente elevati quando si usa come parametro per la distribuzione dei massimali tra le regioni il valore aggiunto. Questo accade perché pur avendo queste regioni scarsa superficie ammissibile, svolgono un ruolo di un certo rilievo nella formazione del valore aggiunto nazionale.

Tabella 3 – Pagamento medio (euro/anno) per giovane agricoltore insediato in alcuni scenari ipotizzati


Fonte: nostre elaborazioni

Al di là di questi casi limite, circa metà degli aventi diritto potrebbe ricevere un pagamento medio inferiore o pari a 600 euro all’anno, ben al di sotto della media nazionale (Figura 1).
L’Italia, nelle varie simulazioni, arriverebbe ad utilizzare poco più della metà delle risorse massime disponibili.

Le misure per i giovani agricoltori nelle proposte per il secondo pilastro della nuova Pac

Il sostegno ai giovani agricoltori è confermato anche nella proposta di regolamento relativa allo sviluppo rurale (Commissione Europea, 2011d). Uno degli aspetti innovativi, almeno in termini di impostazione, contenuti nelle proposte per le nuove politiche di sviluppo rurale, consiste proprio nella identificazione, già nell’articolo 8 della proposta, della possibilità di prevedere, nei singoli Psr regionali, degli appositi sottoprogrammi, vale dire dei gruppi di misure coordinate tra loro e finalizzate ad affrontare un tema centrale. E uno dei possibili sottoprogrammi identificati e proposti riguarda proprio i giovani agricoltori.

Figura 1 – Distribuzione dei giovani agricoltori (n°) per classe di pagamento medio annuo (€) (1)


Fonte: nostre elaborazioni

La proposta contiene (nell’allegato III), anche una serie di misure che possono essere “indicativamente” previste dentro lo specifico sottoprogramma per i giovani e tra queste figurano: lo storico premio di primo insediamento, con un massimale portato a 70.000 euro,al quale si posso aggiungere contributi per il sostegno agli investimenti materiali, alle azioni di trasferimento di conoscenze e azioni di informazione, servizi di consulenza, di sostituzione, di assistenza alla gestione dell’azienda, e di sostegno agli investimenti in attività extra-agricole. Come anticipato, tuttavia, l’elenco di misure previste in quello che potrebbe essere definito un vero e proprio “pacchetto giovani”, è solo indicativo e quindi ogni regione potrà meglio definirlo in base alle proprie valutazioni e in base alla richieste. In questo senso vale la pena di segnalare che tra le misure che si possono includere, e che si farebbe bene a considerare, vi è il sostegno ad iniziative di “cooperazione”. Nella proposta relativa al secondo pilastro, infatti, il termine “cooperazione” viene usato in modo nuovo e molto lato: in questo documento, infatti, ci si riferisce alla collaborazione tra un minimo di due “soggetti”, ma anche soggetti della filiera e non solo agricoli, formazione di strutture di collaborazione a “cluster” o a rete, forme di collaborazione come organizzazioni di produttori (OP) e Organizzazioni interprofessionali (OI), gruppi di partenariato europeo per l’ innovazione, la produttività e la sostenibilità. Il sostegno allo sviluppo di forme di cooperazione di questo tipo sembra particolarmente appropriato ed interessante proprio per i giovani agricoltori, che con forme di collaborazione anche innovative, potrebbero promuovere e realizzare progettualità più innovative importanti. Inoltre, la proposta permette di aumentare anche le aliquote massime di sostegno nel caso di finanziamenti a giovani agricoltori e per le zone montane.

Alcune valutazioni

È certamente evidente che le simulazioni svolte non tengono conto (né potrebbero farlo) delle caratteristiche dei giovani agricoltori (numero medio di titoli) e del numero di coloro che decideranno di aderire allo strumento a partire dal 2014, ma si limitano a fornire una indicazione di massima circa l’entità dell’aiuto per alcuni tra i possibili beneficiari. In particolare, è certamente difficile stimare quanti potranno essere coloro che faranno domanda a partire dal 2014, anche grazie all’attivazione di questa misura, pensata ed proposta come complementare, di fatto, al premio di primo insediamento. Per la stessa ragione non è certamente facile stimare quale potrà essere l’effettivo fabbisogno di risorse per questo pagamento, ma a questo proposito si possono fare due considerazioni: (1) la cifra massima disponibile (2 per cento del massimale nazionale per il primo pilastro), stante l’attuale meccanismo proposto per l’applicazione della misura, risulta più che sufficiente per soddisfare le eventuali richieste; (2) date le modalità di reperimento delle risorse per questa misura, sarà forse prudente che il nostro Paese, come pure gli altri, indichi a tempo debito una quota di risorse relativamente limitata riservata inizialmente a questa misura, ben sapendo che in caso di necessità maggiori si potranno reperire le risorse mancanti senza problemi, ma che in caso contrario (cioè di mancato utilizzo) non si potrebbe ritornare la quota inutilizzata alle altre componenti del primo pilastro.
Ciò premesso, anche alla luce delle simulazioni effettuate, vale la pena di svolgere qualche ulteriore considerazione. L’introduzione di un pagamento ad hoc nel I pilastro per i giovani agricoltori che si insediano per la prima volta, evidenzia certamente un’attenzione della CE al ringiovanimento degli imprenditori agricoli europei, che non può che essere considerata positivamente.
Tuttavia le risorse messe a disposizione, anche se sono più che abbondanti a soddisfare le possibili richieste in termini di massimale, date le modalità di calcolo e di distribuzione, appaiono del tutto insufficienti ad aiutare in modo significativo un giovane agricoltore che si insedia per la prima volta come imprenditore. Non è facile immaginare che questa modestissima integrazione del premio di primo insediamento possa determinare scelte diverse rispetto a quelle maturate dal potenziale imprenditore, né modificare significativamente la redditività della sua attività agricola (Carbone, 2005; Sotte et al., 2005; Carbone et al., 2005; Corsi, 2009).
Nella valutazione di impatto della proposta, si ricorda che l’obiettivo di questo strumento dovrebbe essere quello di realizzare non tanto una semplice duplicazione di strumenti già previsti nei programmi di sviluppo rurale, quanto piuttosto di introdurre un pagamento che possa ridurre l’onere in termini di capitale per i nuovi insediati: è del tutto evidente che queste finalità non sono affatto raggiungibili con lo strumento proposto. Gli aiuti per i giovani previsti dalla proposta della Commissione relativa al primo pilastro, infatti, rappresenta proprio solo un rafforzamento, peraltro di entità assai limitata, del contributo di primo insediamento.
Per di più il meccanismo proposto (lo “spacchettamento” e l’aiuto supplementare per i giovani neo-insediati) contribuisce non poco a ingenerare una maggiore complessità dei pagamenti diretti e del calcolo dell’aiuto che rischia di tradursi più in un maggiore onere amministrativo che in un aiuto per questa categoria di agricoltori.
Resta così assolutamente non risolta una delle problematiche maggiori generate, sia pure indirettamente, dalla Pac: quella cioè, del ricambio generazionale, reso più difficile ed oneroso dal sistema del sostegno diretto al reddito che risulta disaccoppiato dalle produzioni ma non dal fattore di produzione “terra”, e limita pertanto il ricambio piuttosto che favorirlo.
Complessivamente, anche con la nuova Pac il sostegno ai giovani agricoltori giungerà, in termini finanziari, soprattutto dalle politiche per lo sviluppo rurale; nel periodo 2007-13, a titolo di esempio, i diversi Psr regionali hanno destinato alle politiche per i giovani 882,2 milioni di euro (Giuliodori, 2009). Ciò nonostante, le risorse potenzialmente disponibili dalle nuove misure relative al primo pilastro, potrebbero arrivare ad un massimo (ottenuto sommando il 2% dei massimali nazionali annui per l’Italia) pari a ben 468,3 milioni per l’intero periodo 2014-19. Tale cifra massima potenzialmente disponibile nel primo pilastro, quindi, non è trascurabile. Come illustrato in precedenza, tuttavia, le modalità di applicazione previste per il sostegno nell’ambito del primo pilastro sarebbero assai meno impattanti in termini di entità del contributo pro-capite annuo, e presumibilmente potranno consentire di utilizzare solo una modesta parte di tale massimale.
D’altro canto, uno dei maggiori problemi per l’insediamento dei giovani nel settore agricolo è quello dell’accesso alla disponibilità del fattore di produzione “terra agricola”. E’ indubbio che la Pac del passato, in particolare con gli aiuti ad ettaro (anche se disaccoppiati), ha determinato, sia pure in via indiretta e più o meno incisiva, un effetto “rendita” sui valori fondiari e sul costo d’uso per il fattore terra (canoni d’affitto) (Carbone 2008). Ciò ha indirettamente peggiorato la posizione relativa dei giovani che desiderano insediarsi ed iniziare ad operare autonomamente in agricoltura. Questo problema è ancora più acuto nel caso italiano caratterizzato dalla scarsità di questo fattore di produzione e da una distribuzione degli aiuti a un numero particolarmente elevato di possessori di titoli che non sono né coltivatori diretti né imprenditori agricoli professionali, e ciò anche nel caso di piccoli appezzamenti di terreno. Si ricordi, inoltre, che il pagamento minimo è ancora fermo, in Italia, a 100 euro; se il nostro Paese decidesse di portare tale valore al massimo consentito dalla proposta di riforma pari a 400 euro, il venir meno di una modesta rendita per numerosissimi beneficiari potrebbe favorire l’immissione sul mercato di numerosissimi piccoli appezzamenti di terreno, sotto forma di affitto o di vendita, che potrebbero favorire maggiormente l’ingresso dei giovani, oltre che l’accorpamento fondiario. A maggior ragione lo stesso effetto si avrebbe se la definizione di agricoltore attivo, condizione necessaria per avere accesso ai titoli a partire dal 2014, fosse più restrittiva e coerente; anche in questo caso, infatti, la riduzione degli aventi diritto al sostegno disaccoppiato contribuirebbe non poco a ridefinire le convenienze di molti proprietari fondiari alla conduzione dei propri terreni. Un proprietario di terreni agricoli che non ottenesse i nuovi titoli della Pac in quanto non rispondente alla definizione di agricoltore attivo, infatti, avrebbe molte ragioni in più di cedere in affitto (o in proprietà) i suoi terreni a veri “agricoltori attivi”, compresi i giovani. Si ridurrebbe, in altri termini, l’effetto “rendita” almeno per un elevato numero di attuali beneficiari con effetti positivi sulla possibilità di crescita delle dimensioni medie aziendali delle imprese condotte da veri imprenditori agricoli.
Le politiche per lo sviluppo rurale restano di gran lunga le più importanti per favorire le imprese condotte da giovani anche per il periodo 2014-2019. Per questo sarà certamente necessario porre grande attenzione alla formazione dei prossimi Programmi di sviluppo rurale. Tuttavia le risorse potenzialmente disponibili anche sul primo pilastro sono di tutto interesse (Tabella1), anche se le modalità previste non consentono un uso efficace ed efficiente. Per ottenere queste finalità è quindi ragionevole immaginare delle modifiche significative alla attuale proposta. Una possibilità, ad esempio, potrebbe essere quella di aumentare l’entità massima dell’aiuto per beneficiario, con meccanismi diversi. Ad esempio si potrebbe aumentare la soglia del 25% utilizzata per calcolare l’entità dell’aiuto unitario (ad ettaro) portandola al 50% o oltre, come pure si potrebbe eliminare o innalzare sensibilmente ed in modo uniforme la soglia dimensionale massima entro la quale si calcola l’aiuto, portandola, ad esempio, a 50 ettari per tutta l’UE. Secondo le previsioni contenute nella valutazione di impatto della riforma, le risorse attualmente disponibili (il massimo è pari 2% del massimale nazionale, per l’Italia pari a 76,8 milioni di euro dal 2017 in poi), sarebbero più che sufficienti. La maggiore intensità dell’aiuto potrebbe certamente aumentare l’interesse per la misura e, almeno in parte, anche la sua stessa efficacia.
In direzione diversa, si potrebbe anche immaginare uno spostamento delle risorse destinabili ai giovani sul primo pilastro ma non utilizzati, ad integrare le risorse del secondo pilastro, sempre ad esclusivo beneficio dei giovani, senza richiedere, in questo caso, un cofinanziamento da parte degli Stati membri. Ovviamente di tratta solo di alcune possibilità, ma aumentare l’efficacia di questa disponibilità finanziaria teorica rappresenta certamente una necessità se si vogliono conseguire risultati significativi sull’imprenditoria giovanile in agricoltura.

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