A g r i C u l t u r a

Leonardo Laureti – Agronomist & Farmer

Alfonso Draghetti e la fisiologia dell’azienda agraria

Il contributo dato da Alfonso Draghetti, esplicitato nel 1948 con la pubblicazione di “Principi di fisiologia dell’azienda agraria”, partono dalla necessità di ridefinire il compito delle scienze agrarie e dell’agronomo.
Critico verso la metodologia imperante, che ha perso di vista l’organismo aziendale nel suo complesso, e della ricerca, che analizza gli elementi aziendali indipendentemente uno dall’altro rivolta soprattutto alla produzione economica, Draghetti individua la causa di ciò soprattutto nella scoperta dei concimi e del motore, che furono ritenuti il segnale della definitiva emancipazione della tradizionale agricoltura, nell’agricoltura industriale e del superamento delle leggi biologiche per una produzione libera e illimitata, attraverso mezzi di produzione artificiali. Questa concezione ha portato ad una azienda economica che preferisce usare mezzi di produzione artificiali, più onerosi, in sostituzione di quelli biologici e naturali in gran parte gratuiti.

Draghetti ripercorrendo l’evoluzione dell’agricoltura individua tre tipologie di azienda agraria:
– l’azienda agraria come “organizzazione di sfruttamento delle risorse naturali e gratuite” che traduce in prodotti mercantili la ricchezza naturale della terra. E’ l’azienda tipica delle prime fasi di colonizzazione di paesi ricchi di risorse naturali ma che come tale non dura nel tempo.
– L’azienda come “organizzazione di trasformazione del lavoro intensivo e dei concimi chimici d’importazione” dove vengono trascurate le risorse chimiche del terreno. Per Draghetti questa è un’agricoltura poco informata delle leggi biologiche della fertilità, persegue un indirizzo mineralista, più o meno larvato, avvalendosi della fertilità naturale come acquisizione quasi soltanto spontanea”. Draghetti prosegue “Si devono indubbiamente riconoscere a questo tipo di azienda i grandissimi progressi dell’ultimo secolo, chiamato, appunto perché fondato sulle macchine e sui concimi minerali, secolo della meccanica e della chimica. Ma non meno grandi i difetti che le vanno riconosciuti, per la creazione di organismi esageratamente sensibili alle crisi di disponibilità dei concimi, delle macchine e dei carburanti, come l’ultima guerra ha dimostrato, con il rapido e fatale declino della produzione, nei paesi più caratteristici di questa agricoltura, al primo verificarsi di avvenimenti contrari.
– L’azienda come “vero e proprio organismo biologicamente autoctono, che richiede soltanto la restituzione di quanto si esporta con la produzione mercantile”, e la via che deve seguire la restituzione non è quella diretta del terreno, ma quella indiretta della materia organica circolante (Draghetti, 1948).

E’ questa l’azienda che Draghetti definisce biologica che “cessa di essere un meccanismo trasformatore di materie prime, con basso rendimento in prodotti mercantili, per assumere l’organizzazione perfetta di una vera entità simbiotica e vitale” (Draghetti, 1948).
Da questa concezione deriva che l’azienda agraria per Draghetti non va considerata esclusivamente come un terreno da coltivare a seconda delle indicazioni del mercato, ma va considerata come un
“organismo da allevare o, eventualmente da sanare nel presupposto fondamentale di raggiungere la normalità, non di una o di poche ma di tutte le sue funzioni” (Draghetti, 1948).
A tale scopo, lo strumento di analisi è la fisiologia agraria, che ci permette di studiare l’azienda agraria nel suo complesso organizzativo che include tutti i suoi elementi (terreno, piante animali, concimi microrganismi macchine, uomo) al contrario, studiati in genere in singole discipline separate come fattori singoli e indipendenti.
Per Draghetti nella azienda agraria biologica la vera essenza dell’azienda è rappresentata dalla sostanza organica, sia come materia vivente e rigenerativa rappresentata dalle piante, sia come materia morta costitutiva rappresentata dall’apparato digestivo-nutritivo del terreno.
Accanto a questi sistemi si colloca il sistema elaboratore dato dagli animali che trasformano la materia organica viva in materia organica morta.
L’azienda al pari di un individuo è provvisto di un sistema produttivo e uno circolatorio. Il sistema circolatorio a sua volta è suddiviso in piccola circolazione rappresentata dalla sostanza organica che cade direttamente sul terreno sotto forma di foglie, rami ecc., e da una grande circolazione, determinata dall’apparato digerente degli animali, che apporta sostanza organica tramite le feci.
Nell’azienda progredita di Draghetti, alla piccola circolazione è demandata soprattutto la funzione di nutrire i microrganismi mineralizzatori, mentre la grande circolazione riveste il ruolo di generatore di materia organica specificatamente umogena capace di restaurare innanzitutto il tessuto connettivo della fertilità del terreno. L’humus che deriva dalla piccola circolazione è in prevalenza humus nutritivo, l’humus che deriva dalla grande circolazione è un humus durevole che oltre ad assolvere la funzione nutritiva ha una decisa influenza sull’ambiente chimico-fisico del terreno.
Per Draghetti, una corretta gestione dell’azienda agraria presuppone la conoscenza:
– dell’organo della fertilità del terreno, che da una parte dovrà adempiere alla sua funzione di digestione delle riserve minerali insolubili del terreno fondamentale, assimilandole nella massa organica e microbica, dall’altra adempire alla sua funzione di nutrizione mediante la mineralizzazione della sostanza organica.
– del sistema generatore della materia organica, ossia delle coltura agrarie non sotto l’aspetto economico ma sotto il più importante aspetto fisiologico (Draghetti, 1948).
A seconda della funzione nella circolazione aziendale vengono distinte le:
• colture umogene specifiche, quelle colture capaci di alimentare sia la piccola circolazione, con una quantità notevole di residui organici integri capaci di alimentare una microflora molto numerosa, sia la grande circolazione con la loro produzione foraggera che attraverso la trasformazione subita in stalla costituiscono la parte preponderante dell’humus nutritivo, grazie al loro alto contenuto di sostanze azotate e principi minerali nutritivi. Queste colture fondamentali per la fertilità aziendale devono avvicendarsi su tutti gli appezzamenti dell’azienda mentre il letame da loro derivato viene utilizzato seguendo le rotazioni colturali.
• colture umogene funzionali sono rappresentate da quelle colture i cui residui in presenza della stalla vengono trasformati in letame (es. cereali da granella). Le colture umogene funzionali hanno soprattutto il compito di arricchire la circolazione di materie cellulosiche e lignificate e sono responsabili della produzione di humus durevole.
• colture umocarenti sono invece le colture il cui contributo alla circolazione della materia organica è minimo o nullo. Per Draghetti queste sono in genere le coltivazioni considerate miglioratrici così definite non in funzione della
loro influenza fisiologica ma in funzione della fertilità residua che lasciano sul terreno grazie a grosse anticipazioni da loro ricevute con la pratica colturale e non interamente utilizzate (Draghetti,1948).
L’alternanza dei primi due gruppi di colture, contribuiscono in maniera diversa alla circolazione della fertilità aziendale (produzione di humus durevole e di humus nutritivo) e diviene il presupposto indispensabile per ottenere una fertilità generale dell’azienda biologica.
Il terzo gruppo di colture entra nelle rotazioni dell’azienda di Draghetti con il compito di regolare e moderare l’influenza dei due gruppi visti precedentemente.
Un utilizzo corretto dell’avvicendamento e delle rotazioni colturali unite alla presenza dell’allevamento del bestiame e quindi della presenza della stalla sono gli elementi indispensabili per l’evoluzione dell’organismo aziendale dal tipo primitivo dominato dalla piccola circolazione al tipo progredito in cui sulla piccola circolazione predomina la grande circolazione.
La mancanza della stalla, e quindi della grande circolazione, è per Draghetti un forma aziendale “aberrante” incapace di imprimere quella perennità propria delle aziende complete

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Questa voce è stata pubblicata il 15/01/2013 da in Visionari con tag , , .
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