A g r i C u l t u r a

Leonardo Laureti – Agronomist & Farmer

Tutto sul nocciolo.

di Alberto Puggioni (Netafim)

Negli ultimi anni, grazie alla forte crescita produttiva della Turchia, questa coltura tornata al centro d’interessanti studi e applicazioni in Italia e nel mondo. Oggi in Italia possiamo affermare di essere al centro del mercato mondiale del nocciolo, in buona parte grazie alle industrie dolciarie, quali la Ferrero, che s’impegnano a valorizzare e commercializzare prodotti a base di nocciola con positivi effetti sul settore e importanti sviluppi nell’indotto. L’Italia, con una produzione di circa 100.000 tonnellate, è il secondo produttore mondiale di nocciole dopo la Turchia e la superficie coltivata ammonta a circa 70.000 ettari concentrati soprattutto in Campania, Lazio, Piemonte e Sicilia. Sono 28.000 gli ettari che appartengono ad agricoltori iscritti a Organizzazioni di Produttori Frutta a Guscio. Al valore della produzione lorda vendibile dobbiamo aggiungere il fatturato dell’indotto collegato e dell’industria di trasformazione, la quale, com’è noto, si colloca ai vertici mondiali grazie anche al fatto di poter contare su una materia prima nazionale di ottime caratteristiche qualitative e organolettiche.

Noccioleto inerbito NL 2 2012
Sul territorio troviamo 4 zone principali di produzione (Piemonte, Lazio, Campania e Sicilia) con caratteristiche diverse tra di loro:

Piemonte: soprattutto provincia di Cuneo, con produzione della varietà Tonda Gentile delle Langhe, in zone prevalentemente collinari.
Lazio: soprattutto Viterbese, con produzione della varietà Tonda Gentile Romana e Giffoni, in zone collinari e pianeggianti, con meccanizzazione.
Campania: soprattutto zone collinari e pre-montagnose nel Napoletano e nell’Avellinese, varietà Giffoni, San Giovanni e Mortarella.
Sicilia: diffuso attorno alle pendici dell’Etna.

I vantaggi che l’irrigazione può portare, a carico dei potenziali produttivi sulla coltura del nocciolo, sono significativi e in alcune aree determinanti per poter contare su produzioni lorde vendibili il più possibile costanti nel tempo.

L’impianto di un nuovo noccioleto è un’operazione alla quale va prestata particolare attenzione in quanto, in questa fase, si compiono scelte che potrebbero condizionare inevitabilmente l’intero ciclo produttivo e economico del noccioleto. La scarsa produzione di alcuni noccioleti, le malattie derivanti da asfissia radicale, come il marciume radicale, sono la diretta conseguenza di lavori d’impianto mal eseguiti o di tecniche irrigue non razionali. Il sistema più diffuso di propagazione del nocciolo è quello dell’utilizzo di polloni provenienti da ceppaie certificate, che in seguito sono selezionati e posti a radicare.
NETAFIM, insieme all’Università di Torino, ha realizzato nel 2008 una soluzione con microaspersione e sensori di foglia bagnata per i bancali di radicazione delle talee di nocciolo con risultati produttivi importanti e con standard fitosanitari adatti alle successive fasi di allevamento. Per realizzare un impianto uniforme, è necessario scegliere piante sane, dotate di un buon apparato radicale, possibilmente di due anni. Occorre rivolgersi a vivai “accreditati” che possano fornire materiale certificato. Per poter effettuare l’impianto di un noccioleto, il terreno va preparato in piena estate (luglio – agosto), quando è asciutto, mediante uno scasso profondo (anche 80- 90 cm).
Questo è anche un periodo idoneo alla posa delle ali gocciolanti in subirrigazione, se si decide di praticare questa innovativa e razionale tecnica irrigua. La subirrigazione consiste in una tecnica di microirrigazione a goccia che prevede l’interramento delle ali gocciolanti alla profondità dell’apparato radicale attivo, ovvero quello più ricco di capillizi radicali che sono la sede degli scambi idrici e nutrizionali della pianta con il suolo.
Noccioleto NL 2 2012
Talvolta, specie nei terreni argillosi dove è possibile riscontrare ristagni d’acqua, si rende necessario realizzare appositi drenaggi per evitare alle piante problemi di asfissia e marciumi radicali. Questa pratica, se non vi sono necessità legate a ristagni di acqua piovana, può essere ovviata praticando irrigazione a goccia che non satura il terreno e non induce asfissia radicale. E’ generalmente preferibile, eseguire la messa a dimora delle piantine di nocciolo in autunno nei primi giorni di novembre, diversamente la presenza dell’impianto d’irrigazione a goccia permetterebbe di trapiantare anche in stagioni o mesi più caldi avendo la possibilità di supportare l’attecchimento con la microirrigazione localizzata a goccia (stessa pratica oggi utilizzata anche sui vigneti).
La fase successiva alla preparazione del terreno, è quella della tracciatura dell’impianto in relazione al sesto d’impianto precedentemente scelto, cioè al numero di piante per ettaro nel noccioleto. Negli ultimi anni quest’operazione può essere eseguita con l’ausilio di strumenti GPS che consentono una maggiore precisione e un minor impiego di tempo e manodopera. Portata a termine la tracciatura si preparano le buche a mano o con apposite trivelle con un diametro di 30-50 cm a una profondità stabilita di 30-40 cm. La buca, con dentro sistemata la piantina, è riempita di terreno a volte miscelato con del terriccio adatto per favorire lo sviluppo delle radici. Normalmente sono posti dei tutori a lato di ogni singola piantina, che hanno la funzione sia di sostegno, sia di segnalazione. A questo punto si stende l’ala gocciolante a lato della piantina così da poterla aiutare a sviluppare il miglior apparato radicale. Nella primavera successiva si procederà al taglio dell’astone riguardo alla forma di allevamento in precedenza scelta. Nelle zone dove la presenza di noccioli selvatici è scarsa, può essere consigliabile l’inserimento di alcuni impollinatori, al fine di migliorare l’impollinazione e quindi la capacità produttiva del noccioleto.
Per il nocciolo, come per molte altre specie frutticole, non è possibile definire una distanza d’impianto fissa, standardizzata. Un errore nella scelta del sesto d’impianto e della forma di allevamento potrebbe condizionare sensibilmente l’intero ciclo vegetativo e produttivo della pianta.

La scelta del sesto d’impianto è legata a diversi fattori:

– la fertilità del suolo
– la forma di allevamento scelta
– la possibilità di effettuare irrigazioni
– la necessità d’impiego di macchinari, come per esempio le semoventi per la raccolta meccanizzata delle nocciole.

Negli anni passati si propendeva a fare uso di sesti d’impianti più piccoli (5×4 – 5×5 metri) con minor distanza fra le file, mentre oggi, complice la meccanizzazione di molte pratiche colturali, ad esempio la potatura e la raccolta meccanica, si è obbligati ad aumentare le distanze fra le file (6×4 – 6×5 metri). E’ bene ricordare che, con forme di allevamento più “libere” come il cespuglio, è necessario, nella scelta del sesto, valutare la necessità delle piante di maggiore illuminazione e arieggiamento.
Anche se ancora non molto diffusi, addirittura poco sviluppati in una regione chiave come il Piemonte, un accenno va fatto in merito agli “impianti fitti” dove il numero delle piante è molto elevato e l’entrata in produzione è sensibilmente anticipata soprattutto grazie alla presenza della microirrigazione che riduce la competizione per la risorsa acqua e permette di mantenere le piante in un idoneo stato idrico.

Possibili effetti negativi della carenza idrica

Possibili effetti benefici dell’irrigazione

Diminuzione dell’attività fotosintetica

Incremento delle sviluppo fogliare

Caduta delle foglie anticipata

Maggiore distensione dei germogli

Arresto sviluppo dei frutti

Incremento delle rese per ettaro

Aumento incidenza gusci vuoti

Incremento delle caratteristiche organolettiche di pregio

Decremento della resa alla sgusciatura

Minore incidenza dei difetti

Maggiore esposizione alle fisiopatie

Differenziazione a fiore delle gemme

Le principali soluzioni irrigue a goccia, adottate da Netafim in Italia, prevedono l’uso di ali gocciolanti capaci di durare molti anni e dotate di gocciolatori autocompensanti (che al variare della pressione tra 0,5 e 4 bar erogano sempre la medesima portata oraria) per assecondare le diverse sistemazioni dal fondovalle o pianura fino alle scoscese colline. Ricordiamo che il ricorso all’irrigazione, specie nelle aree poco piovose o con precipitazioni mal distribuite, è indispensabile per ottenere produzioni soddisfacenti perché la carenza d’acqua riduce lo sviluppo delle foglie, causa la chiusura degli stomi fogliari e limita l’assimilazione dei nutrienti.
La mancanza di assimilati da giugno ad agosto si ripercuote sulla produzione e sulla resa alla sgusciatura, limita la formazione dei germogli e la differenziazione delle gemme a fiore e accentua la cascola dei frutti. L’irrigazione comporta aumenti nella produzione del 20-100% con maggiori benefici laddove vi è piovosità ridotta. Il periodo di maggiore sensibilità coincide con il periodo che va dalla formazione dell’embrione nel frutto al completamento della formazione dello stesso, in altre parole Luglio e Agosto.
La relazione che intercorre tra la disponibilità idrica e la produttività, intesa anche come rapporto tra gusci vuoti e pieni, è diretta e troppo spesso trascurata. Solitamente le attenzioni si concentrano sulla concimazione trascurando aspetti di pari importanza come la nutrizione idrica. Le cose stanno cambiando e sempre maggiori sono gli studi che le università, principalmente in Lazio e Piemonte, dedicano al ruolo dell’acqua e dell’irrigazione, in particolare il 2011 è stato un anno in cui molto si è realizzato in quest’ambito. Importante il coinvolgimento delle industrie che necessitano di materia prima (nocciole) da lavorare dato che l’Italia non riesce a coprire il fabbisogno crescente di questa importante risorsa alimentare.
Interessanti spunti si possono approfondire anche on-line sul sito: http://www.nocciolare.it/ dove confluiscono gli sforzi di un settore in crescita nel quale Netafim è presente e dove è possibile condividere esperienze e quesiti.

Qui puoi scaricare documenti sulla coltivazione del nocciolo:

ASC OPUSOLO a bassa risoluzione

Nocciola Piemonte-CM Alta Langa

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Questa voce è stata pubblicata il 14/05/2013 da in Politica agricola con tag , , , , , .

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