A g r i C u l t u r a

Leonardo Laureti – Agronomist & Farmer

Rovigliano, un progetto di fattoria sociale con metodo Montessori

La storia della scuola di Rovigliano

La scuola di Rovigliano venne aperta il 22 ottobre 1902, a seguito della richiesta degli abitanti di una frazione della omonima tenuta, situata a circa dieci chilometri dalla Montesca, in cui ne era stata istituita una l’anno precedente. Si trattava di una scuola elementare mista, sorta per iniziativa dei coniugi Franchetti, in particolare della baronessa Alice che personalmente, finché fu in vita, ne seguì e curò l’attività. Comprendeva corsi inferiori e superiori, era gratuita e con refezione scolastica. La scuola, riservata ai figli dei coloni della fattoria, era in parte aperta anche ai figli di altri contadini, dato che spesso quelle comunali erano molto distanti dai poderi. L’intento era quello di fornire ai figli dei contadini, oltre che un’istruzione di base, anche gli strumenti per svolgere al meglio quello che, con molta probabilità, sarebbe stato il loro futuro lavoro, acquisendo dunque capacità per gestire un podere e per migliorare le proprie condizioni di vita. Dal punto di vista didattico le due scuole rivestirono una notevole importanza, poiché si rifecero all’esempio pedagogico inglese, basando il proprio insegnamento oggettivo sul “Nature study”, uno strumento importante per risvegliare e incrementare lo spirito di osservazione; dal 1910 venne poi introdotto il metodo Montessori. I programmi delle due scuole si adattarono a quelli statali, sviluppando quegli elementi più rispondenti al carattere di scuola rurale, come lo studio delle piante e degli animali, gli esperimenti botanici, gli orticelli e i disegni. Maria Pasqui dal settembre del 1905 fu direttrice delle due scuole di Montesca e Rovigliano.

In applicazione delle disposizioni testamentarie del barone Franchetti, a partire dal 1917, l’Opera pia si obbligò al mantenimento delle scuole conservandone l’originario indirizzo didattico e ne affidò la direzione e l’amministrazione sempre a Maria Pasqui, che svolse tale incarico gratuitamente fino alla morte. Il Comune di Città di Castello nel 1907 le riconobbe come “scuole a sgravio”, permettendo così l’iscrizione delle maestre al monte pensioni e la stipula di una convenzione secondo cui il Consiglio provinciale si impegnava a versare dal primo ottobre 1922 all’Opera pia regina Margherita un contributo fisso annuale che, insieme ad una quota aggiunta dall’Opera pia stessa, serviva per il pagamento degli insegnanti. Da parte sua, l’Opera pia si riservava di nominare le maestre e si obbligava a mantenere le due scuole, che erano equiparate a quelle amministrate direttamente dal Consiglio provinciale scolastico ed erano gestite dalla “Direzione didattica autonoma della Montesca e Rovigliano”.

Con l’amministrazione dell’Opera pia iniziò un lento processo di decadenza e crisi economica che portò nel 1951 alle dimissioni della direttrice. Le difficoltà ecomoniche e la drastica diminuzione degli alunni per lo spopolamento delle campagne portarono le scuole alla chiusura all’inizio degli anni Ottanta.

Il progetto per Rovigliano: una fattoria sociale con AGRINIDO

Il Progetto Rovigliano si concentra quindi ad un opera di riqualificazione e rifunzionalizzazione del patrimonio attualmente di proprietà della Provincia di Perugia. Si tratta quindi di ristrutturare l’immobile per adibirlo a funzioni didattico culturali, ivi compresi il ritorno di una scuola Montessori, e la messa a coltura dei terreni agricoli al fine di realizzare un rapporto simbiontico con la struttura ed economicamente sostenibile.

Pensare un Progetto Pedagogico innovativo che delinei un modello di Agrinido di qualità in contesto agricolo-rurale, significa, in primo luogo, tener conto della evoluzione culturale e del dibattito pedagogico sulla prima infanzia e l’educazione dei bambini.

“I nidi e altri Servizi educativi per la prima infanzia rappresentano, nella esperienza italiana, una fondamentale risorsa per garantire opportunità e qualità alla crescita e alla educazione dei bambini e della bambine”.

In questo momento di crisi economica globale e del welfare, pensare di costruire e offrire un’esperienza educativa ricca e innovativa per le famiglie in ambiente rurale, rappresenta una SFIDA, ma soprattutto un VALORE SOCIALE da coltivare con pazienza, determinazione e sensibilità, consapevoli che “darà frutti” alla comunità agricola, alla comunità territoriale nel suo complesso e a chi si occupa della qualificazione ed espansione dei Servizi per l’infanzia in Italia.

Ad oggi l’ASILO NIDO in Italia vanta esperienze dí grande significato, riconosciute anche a livello internazionale ed è apprezzato anche dalle famiglie come un Servizio essenziale per I’ affido ed educazione dei propri bambini. Tuttavia le diverse realtà di AGRINIDO, tra offerta ambientale “naturale” e offerta ambientale trasformata dal lavoro umano in agricoltura, appaiono futuri scenari ideali per il “bambino competente e costruttivo” e offrono risorse inesplorate e affascinanti alla sue potenzialità di esplorazione e apprendimento fin da piccolissimo.

Nel contesto del profilo di una agricoltura multifunzionale si delineano le linee di una multifunzionalità che funge da “volano” anche dei Servizi educativi, proiettandoli ad un più funzionale legame con gli ambienti, dunque verso un ampio riferimento alla comunità e verso l’attivazione di valenze aggiuntive del Servizio stesso.

Gli educatori preferiranno modalità di relazione e intervento non invasive, basate sull’ascolto e la capacità di sostenere i processi conoscitivi (esplorativi, sensoriali, linguistici, rielaborativi…) che individualmente o in gruppo i bambini metteranno in atto sia negli ambienti interni dedicati al nido, pedagogicamente attrezzati con materiali e arredi adatti a favorire articolate e diverse opportunità di gioco e conoscenza, sia all’esterno, durante le esplorazioni, i percorsi guidati e le visite organizzabili nelle varie tipologie di azienda agricola.

Molte proposte scaturiranno spontaneamente e saranno suggerite dalla realtà circostante agro-naturale: il tempo, il cielo, il cambio delle stagioni, le nascite e rí-nascite vegetali e animali, le trasformazioni e i cambiamenti dei paesaggi, dei colori, degli odori, i lavori e gli strumenti degli agricoltori , ma anche i materiali insoliti e naturali dell’ambiente possono divenire spunto e occasione perchè i bambini mettano alla prova le loro competenze rispettando i tempi personali di conoscenza di ognuno di loro, all’interno di un clima sereno e fiducioso costruito sulla quotidianità di legami affettivi tra il gruppo dei bambini, le educatrici, gli altri adulti di riferimento della azienda agricola e i genitori.

Gli spazi per il gioco, articolati in angoli raccolti e controllabili dai bambini, dove la proposta di uso sia chiara e identificabile attraverso la selezione e attenta predisposizione di oggetti e materiali “mediatori di conoscenza”, devono poter essere utilizzabili dai bambini in sicurezza e autonomia, senza dipendere dall’intervento e controllo continuo dell’adulto.

Nel nido i bambini devono trovare una varietà non banale di materiali a disposizione, visibili e accessibili, in grado di suggerire tante possibilità di azione e trasformazione in forma ludica.

Da un nido “di campagna”, immerso nella natura ci si attende poi grande attenzione nella scelta ed offerta ai bambini dei materiali naturali, così duttili, diversi, trasformabili, emozionanti sul piano tattile ed esplorativo, mai uguali.

E’ importante che l’AGRINIDO coltivi all’interno del suo progetto pedagogico l’idea di una partecipazione basata sul coinvolgimento e la collaborazione delle famiglie tra cura delle relazioni quotidiane con i genitori e organizzazione di occasioni di incontro e scambio sociali collettive, in modo da favorire un clima di fiducia, solidarietà e condivisione della esperienza di crescita tra casa e nido rurale

Le potenzialità di una “Pedagogia ecologica”

“Ascolta un’alta esperienza: imparerai prima nel bosco e nei campi che sui libri;
gli alberi e le pietre ti insegnano quel che non può insegnarti alcun maestro”

Un nido in fattoria ha un suo “valore aggiunto” sul piano della offerta educativa, inscrivibile tra gli orientamenti di una “Pedagogia ecologica”.

Il quotidiano e l’ordinario di una azienda agricola possono trasformarsi in “cornice strutturante” di percorsi educativo – progettuali comunicanti e articolati, originali e propri, in grado di promuovere e sostenere straordinari incontri tra i bambini /e, la natura e l’ambiente rurale.

Accanto ai bambini, anche i genitori potranno condividere una proposta educativa che, oltre ai tradizionali requisiti di un nido di qualità, comprenda tra le sue finalità la possibilità di scegliere, fin dai primi anni di vita, uno stile di vita e di crescita per i propri figli diverso da quello prevalente in ambiente urbano. L’AGRINIDO ha la possibilità di identificarsi come luogo educativo dove il “contatto”con la natura è reale, quotidiano, concreto, corporeo e spontaneo.

Nell’ AGRINIDO si aprono ai bambini molte “strade” per crescere e apprendere nella natura. Aria aperta e salute, movimento e gioco libero all’aperto

Il nido di campagna può caratterizzarsi come “nido all’aria aperta”, sfruttando le suggestioni di una pedagogia “coraggiosa”, che chiede di uscire più spesso, in tutte le stagioni e indipendentemente dalle condizioni atmosferiche, dai confini protetti della sezione.

Il gioco e l’attività all’aperto vanno inseriti all’interno dei tempi e ritmi dell’AGRINIDO come abitudini quotidiane e come elemento essenziale del progetto educativo.

Giocare all’aperto è importante per la salute fisica dei bambini.

Nei paesi industrializzati cresce la preoccupazione per la salute dei più piccoli che trascorrono gran parte del tempo svolgendo attività sedentarie e hanno poche opportunità di essere fisicamente attivi nelle loro giornate.

Gli scenari naturali e campestri che circondano I’AGRINIDO possono più facilmente offrire la possibilità educativa della attività motoria libera fin dai primi anni di vita.

Il gioco all’aperto è salubre e attraente per i bambini in quanto collegato agli imprevisti, alle prime “avventure” e sfide che un contesto naturalmente accidentato e movimentato offre, a differenza dei luoghi dedicati e protetti dei parchi-gioco per l’infanzia, sicuramente, a volte, ben tenuti e assolutamente sicuri, ma sterili e noiosi e che invitano a giochi motori ripetitivi.

………  I rami per dondolarsi, le zolle da saltare, il rigagnolo da attraversare, le collinette d’erba da conquistare e da cui rotolare, le siepi e frasche per nascondersi, i filari dove rincorrersi, le corse dietro a papere e pulcini  possono rappresentare esperienze motorie ed emotive intense per i bambini, importanti non solo per la salute fisica, ma anche per quella psichica.

Il gioco libero all’ aperto, in un contesto ragionevolmente imprevisto e rischioso e sempre in compagnia di adulti che rassicurino e sostengano l’impegno dei bambini, permetterà loro di vivere con sufficiente libertà percorsi di autonomia all’interno di situazioni significative e interessanti, aiutandoli a maturare una maggiore fiducia in se stessi e maggiori capacità sociali, imparando a riconoscere e controllare i piccoli e grandi pericoli che la natura comporta.

E questo, creando fin da piccolissimi amicizia e competente familiarità con una natura reale e non idilliaca potrà trasformarsi, in età adulta, in uno stile di vita attiva all’aperto, con positive implicazioni per la salute a lungo termine.

Le esperienze educative

Il progetto pedagogico, a partire dall’ambiente rurale, può dunque innestarsi come elemento di intenzionalità e favorire la organizzazione di molte esperienze e attività educative di aiuto e sostegno evolutivo, all’interno delle principali aree dello sviluppo infantile.

Ecco di seguito alcune possibilità di lavoro con i bambini:

  • Attività esplorativa: come motivo della quotidianità e della relazione con gli ambienti, esplorazione di luoghi, materiali, prospettive, sensazioni, colori …….  esplorare in un ambiente “da esplorare”
  • Attività osservativa: come azione poliedrica e vissuta, che incanti, genera emozione e curiosità, l’avvicinamento all’inedito …..
  • Attività sensoriale: i materiali “vivi” e inerti della natura per sviluppare la natura sensoriale del bambino (foglie, cortecce, colori, rumori, erba, superfici, minerali, animali ecc ……. )
  • Attività motoria: lo spazio aperto chiama il movimento, gli oggetti naturali chiamano le manipolazioni ……. e forme di gioco libere e in mutamento costante
  • Attività linguistica: il lessico e il suo incremento, le forme della comunicazione, l’altro da sé.
  • Attività musicale: i suoni della campagna, degli elementi naturali, l’ascolto, riproduzione, reinvenzione musicale, costruzione di strumenti musicali con i manufatti naturali
  • Attività scientifica: l’ambiente naturale-rurale e i “perché” dei bambini, gli interrogativi, le domande, la voglia di indagare e approfondire con primi strumenti di ricerca (lenti, lavagne luminose…), libri e immagini, storie e racconti dei “grandi” che vivono in campagna
  • Attività artistica: gli elementi della natura (foglie, fiori, rami, frutta, colori, forme, diverse armonie e bellezze,  ) stimolano la fantasia e il senso del bello, favorendo l’arte spontanea dei bambini e le attività grafico-pittoriche e plastiche in composizioni e prodotti autentici e originali
  • Attività simbolica: il gioco simbolico individuale e di gruppo, immedesimazioni, imitazioni e trasformazioni fantastiche a partire dalle sollecitazioni del mondo naturale: gli animali, gli accadimenti naturali e stagionali, il lavoro dei campi e la vita del “contadino”

Il valore pedagogico della relazione con gli animali della fattoria

Nei bambini piccoli l’interesse e la passione per gli esseri viventi è potente: attrazione, paura, curiosità, eccitazione sono i primi comportamenti messi in campo .

La presenza di animali da cortile e la possibilità di far loro visita in maniera regolare all’interno dell’ AGRINIDO rappresenta una straordinaria occasione educativa da cogliere e approfondire.

Oltre ad introdurre informazioni e conoscenze sulla vita e i comportamenti degli animali in risposta alle curiosità dei bambini, gli incontri fisici e le relazioni tra i piccoli e gli animali permetteranno di costruire un rapporto bambino-animale più corretto, equilibrato e consapevole, che influenzerà le modalità di rapporto tra i bambini in senso generale, la loro autostima e l’equilibrio emotivo.

Il linguaggio del cibo e la cultura alimentare

L’AGRINIDO può sviluppare al suo interno anche un PROGETTO NUTRIZIONALE tipico, sfruttando la possibilità di utilizzare per la MENSA e i MENU’ quotidiani i prodotti che provengono dalla fattoria.

Per i bambini sarà possibile non solo osservare e conoscere le “cose della natura”, ma anche osservare e conoscere ciò che mangiano.

La partecipazione alla raccolta, alla preparazione e trasformazione dei prodotti e la possibilità di entrare in contatto con gli odori, i sapori, i colori e i linguaggi del cibo, favoriranno un avvicinamento al momento del pasto come “piacere da vivere insieme” e veicolo di proposta e acquisizione di primi saperi .

Anche i genitori andranno coinvolti nel progetto educativo legato alla preparazione e scelta della alimentazione dei bambini, cercando di favorire e comunicare atteggiamenti e comportamenti corretti dal punto di vista nutrizionale e sostenibili per l’Ambiente.

Il formai architettonico e le risorse spaziali

Nell’AGRINIDO il dispiegarsi di buona parte delle esperienze dei bambini trae linfa dagli spazi articolati e diffusi degli ambienti esterni .

Coerentemente con tale presupposto pedagogico, anche gli ambienti di vita quotidiana del nido di campagna (con riferimento alla specificità della struttura architettonica, gli spazi interni ed esterni, circoscritti e limitrofi) dovrebbero essere in grado di riflettere e sostenere il progetto culturale di chi lo abita e lo ha predisposto, riuscendo ad esprimere un esempio interessante ed innovativo anche dal punto di vista della qualità ambientale in contesto educativo.

Di seguito, alcune suggestioni esemplificative.All’interno del nido :

  • recupero e valorizzazione, dove possibile, degli elementi      strutturali architettonici rurali,
    mantenendone le caratteristiche
  • suddivisione di interni tali da permettere alla luce e ai suoi cambiamenti giornalieri e stagionali di entrare nel nido ed essere colti dai bambini
  • finestre e vetrate schermabili ma aperte sui colori, suoni e silenzi dell’esterno
  • tinteggiature, pavimentazione e arredi intrecciati al microcosmo naturale, con colori neutri e omogenei
  • il colore dato dagli oggetti e dai giocattoli ad uso dei bambini: ordinati, curati, naturali, poveri e di recupero, giochi.tradizionali ,ma cercando di limitare il più possibile l’invasione del materiale di plastica
  • pareti prive di immagini invadenti e banali, valorizzate dai manufatti dei bambini, immagini artistiche di qualità e documentazioni fotografiche delle esperienze dei bambini
  • complementi di arredo esteticamente curati: fiori freschi, piante, composizioni artistiche con materiali naturali

All’esterno del nido:

  • allestimento del “giardino di campagna”: contiguo, sicuro e circoscritto, utilizzabile in tutte le stagioni (come “giardino d’inverno”); riproduce e offre ai bambini “in piccolo”, le bellezze naturali e, insieme, risorse, situazioni e possibilità di esperienza da vivere con tempi distesi e quotidiani (cura dei fiori, l’orto dei bambini, pulizia e giardinaggio, raccolta, osservazione della vita animale e vegetale spontanea……. )
  • valorizzazione, messa in sicurezza di percorsi, luoghi e strutture esterne confinanti , come sedi di possibili esplorazioni, giochi di gruppo, autorientamento (…. la “piccionaia”, le “tane”, il vecchio “forno a legna”, l’antico “pozzo”……. )

La condivisione: le famiglie e la comunità territoriale

L’ Agrinido deve coltivare concretamente l’idea dello sviluppo come impresa congiunta tra i bambini e tutte le persone che si prendono cura di loro ed essere capace di organizzare scambi e dialogo continuo e reciproco con le famiglie attraverso momenti di incontro e socializzazione della esperienza. Questo permetterà di valorizzare il contesto rurale e le sue risorse, educative e produttive.

La organizzazione di ritualità che creano cultura sociale (ad esempio: giornate di “debutto delle stagioni”), la partecipazione e condivisione di momenti di valorizzazione ambientale con bambini e famiglie (feste locali, giornate dedicate a prodotti tipici, giornate a tema aperte a genitori e bambini insieme), l’offerta alle famiglie di indicazioni e materiali legati alla vita e ai saperi rurali tradizionali (ad esempio: calendario stagionale dell’Agrinido ) rafforzeranno i legami tra il Servizio e la Comunità di riferimento, consolidando il ruolo educativo- sociale dell’AGRINIDO e facendolo conoscere ed apprezzare come una risorsa importante del territorio di appartenenza’.

ll Valore Montessori. Pedagogia del lavoro e la natura nell’educazione

I “possessori della terra”: Montessori così definisce i bambini nel loro rapporto con la natura sottolineando il valore formativo della cura delle piante, degli animali, dell’orto, della via nella fattoria. I “possessori della terra” sono occupati in attività che uniscono mente e muscoli, pensiero ed azione, intelletto e mano; in iniziative in cui c’è spazio per la creatività individuale come per le iniziative in comune; in attività che consentono di collegare l’individuo al suo ambiente e di sperimentare concretamente la partecipazione di ogni organismo vivente al mantenimento della vita.

Un progetto educativo quello montessoriano che ha inizio già nel nido e l’ambiente naturale ben risponde al bisogno di esplorazione sensoriale del bambino piccolo: esperienze tattili, gustative, olfattive, motorie, cromatiche, ma anche linguistiche e relazionali. Aspetti centrali, questi, della vita educativa nel nido Montessori che nel nido nella fattoria trovano un luogo ideale di applicazione.

Semplici attività come tenere pulita un’aiuola; raccogliere le foglie secche e classificarle a seconda, ad esempio, del colore, grandezza, forma, margine; toccarle e percepirne la superficie ruvida piuttosto che liscia, porosa piuttosto che secca, tutto risponde al bisogno del bambino, scrive Montessori, “di agire, di conoscere, di esplorare”.

Preparare, con l’aiuto dell’educatrice, zolle di terreno adatte alle varie colture, e di dimensioni tali che possono essere direttamente gestite dai bambini, singolarmente o in gruppo; usare attrezzi agricoli, sempre a dimensione delle forze dei bambini (piccoli rastrelli, vanghe, che invitano ad essere utilizzati), seminare (scoprendo la varietà di forma, dimensione e colore dei semi), trasportare, annaffiare, osservare la crescita della piantina, sino al fiore e al frutto, sono tutte attività attraverso le quali il piccolo naturalista osservatore paziente e interessato verifica le proprie forze, perfeziona la coordinazione dei movimenti, si incammina sulla strada dell’autonomia. Inoltre il bambino familiarizza con la diversità biologica presente nella natura, la quale vive di più voci, tutte ugualmente importanti al suo mantenimento. Aspetti cognitivi ed emotivi sono, dunque, coinvolti in affascinanti processi di investigazione della natura.

Agendo direttamente sulle cose, partecipando ad attività reali aventi uno scopo utile e definito, il bambino ha l’opportunità di evolvere progressivamente verso la maturazione intellettuale: egli stimola ed educa i propri sensi che sono alla base del ragionamento e del giudizio. Non dobbiamo mai dimenticare che “la mente dei tre anni dura cento anni” (proverbio giapponese) e, dunque, la qualità delle attività educative che offriamo ai bambini piccoli è fondamentale per il loro sviluppo: l’uomo di domani è già qui con noi e con noi il bambino interagisce trovando nell’agrinido l’ambiente idoneo perché secondo la filosofia montessoriana “l’uomo si costruisce lavorando”.

Sin dal 1909, anno della pubblicazione del suo libro ll Metodo della Pedagogia Scientifica, oggi pubblicato con il titolo La scoperta del bambino, Maria Montessori si sofferma sull’importanza della natura nell’educazione del bambino.

Nel modo in cui ella affronta l’argomento ritroviamo i capisaldi del suo metodo:

  • esperienza diretta del bambino;
  • esercizio dei sensi che si accompagna sempre al lavoro della mente;
  • libera scelta dell’attività;
  • conoscenza e cura dell’ambiente.

“Il sentimento — scrive Montessori — della natura cresce con l’esercizio come ogni altra cosa; e non è certo trasfuso da noi con qualche descrizione od esortazione  Sono le esperienze che lo colpiscono. Il bambino, che è il più grande osservatore spontaneo della natura, ha indubbiamente bisogno di avere a sua disposizione un materiale su cui agire. Perciò si può organizzare facilmente un servizio attivo di cura alle piante e specialmente agli animali”.

Che cosa propone la Montessori? Spesso riferisce di esperienze da lei osservate: il lavoro più grato ai bambini a suo dire è quello del raccolto ad esempio del grano, dell’uva, dei frutti dagli alberi, “distinguere e scegliere le erbe di vario profumo: l’esercizio di distinguere cose simili e di cercare un profumo anziché un fiore è più fine, richiede uno sforzo intimo e suscita il sentimento di scoprire qualche cosa che sta nascosta”.

Le attività proposte dalla Montessori hanno, inoltre, il merito di far conoscere il ritmo della natura e in relazione ad esso di rallentare il nostro: sono necessari tempo, cura, pazienza perché un seme deposto nella terra o in un vaso metta radici e dia vita a una piantina, perché dopo i fiori vengano i frutti, perché le uova si schiudano e nascano i pulcini.In questo nostro tempo, dove tutto è così veloce e dove spesso assistiamo al fenomeno del bambino “accelerato”, fare esperienza della natura aiuta noi ed i bambini ad imparare ad attendere, ad imparare che lo svolgersi dei cicli della natura ha tempi propri da rispettare.

Il nido nella fattoria consente mirabilmente di realizzare il ciclo completo di attività dall’orto alla tavola cui Montessori fa cenno già nel 1909: i prodotti dell’orto o del frutteto raccolti, lavati e cucinati divengono cibi per la merenda o per il pranzo da condividere con i compagni. Sono così coinvolti i processi senso-percettivi, cognitivi, morali e di socializzazione del bambino.

La possibilità per i bambini di svolgere lavori quotidiani nella fattoria, creando un ambiente adeguato ai bisogni fisici e psichici infantili, consente di ampliare la possibilità di “attività di vita pratica” (cura dell’ambiente, di sé e degli altri), così importanti per la vita educativa nel nido Montessori. Si tratta di attività che nascono da reali esigenze ed aventi uno scopo intelligente, esse consentono di “assorbire l’ambiente” e “rielaborarlo secondo il proprio livello di esperienza”; di sperimentare e verificare le proprie capacità, di prendere possesso di se stessi e di autocorregersi.

Per cui il bambino attraverso le “attività di vita quotidiana” nella fattoria impara a conoscere se stesso, gli altri, il modo in cui si sta insieme agli altri e nella natura.

Si fa vera quindi una affermazione di Maria Montessori:

“ciò che il bambino apprende deve affascinarlo, bisogna offrirgli cose grandiose: per cominciare offriamogli il mondo”.

In relazione alla breve descrizione sul “valore educativo della natura” ed il pensiero montessoriano si possono annotare alcuni indicatori pedagogici che riconducano il nido rurale all’idea della Casa dei bambini, con privilegio di taluni vettori qualitativi che possono conferir loro tratti distintivi, se non veri e propri marcatori qualitativi aggiuntivi, pur nel solco della elevata tradizione e cultura nidale in Italia.

Costituiscono forti attrattori concettuali montessoriani, i seguenti:

  1. la profonda e vocazionale relazione con la natura, le persone, i mestieri;
    1. la vicinanza ai movimenti annuali della natura ed alla sua osservazione;
    2. l’intensa attività sensoriale e motoria distribuite nella svolgersi delle giornate;
    3. funzione educativa e gestionale ampia del bambino, degli ambienti e delle attività da parte dell’educatrice;
    4. assoluta cura alla predisposizione ed al rispetto dei materiali;
    5. ricorso a materiali e sostanze di qualità e di elevato senso estetico;
    6. totale promozione delle attività esplorative;
    7. potenziamento della verbalizzazione/nomenclatura del mondo naturale e degli oggetti;
    8. costante attenzione alla individualità dei bambini ed ai casi di diversità evolutiva;
    9. gestione dell’ordine interno ed esterno al nido;
    10. costante riprogettazione degli ambienti e dei materiali;
    11. specificità ed unicità dei materiali di “vita pratica”;
    12. specificità ed unicità dei materiali di educazione sensoriale e cognitiva.

L’educazione montessoriana e la casa dei bambini si connotano per la natura sistemica e la coerenza delle azioni quotidiane, in una sorta di “schermatura ecologica” del bambino e delle sue attività rispetto alle pratiche ed alle criticità della vita sociale e tecnologica odierna, spingendolo contemporaneamente ad indagare e conoscere perché “non sempre è necessario vedere grandi cose, ma — tra le più preziose —vedere l’origine.

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Un commento su “Rovigliano, un progetto di fattoria sociale con metodo Montessori

  1. monica marioli
    22/07/2014

    salve, sono una ex alunna della scuola di rovigliano , per prima cosa ti voglio fare i complimenti per il bellissimo articolo e soprattutto per il meraviglioso progetto. poter realizzare questo progetto sarebbe un dovere verso i Baroni Franchetti. Saluti Monica Marioli

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Questa voce è stata pubblicata il 12/06/2013 da in Visionari con tag , , , .
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