A g r i C u l t u r a

Leonardo Laureti – Agronomist & Farmer

I giovani agricoltori in Italia

Il tema dell’inserimento dei giovani nel mondo lavoro e produttivo ha generato nell’ultimo periodo un forte interesse, a seguito della diffusione di dati allarmanti circa il tasso di disoccupazione giovanile.

Secondo l’Istat, nel primo trimestre 2013, il 42% dei giovani tra i 15 e i 24 anni non trova lavoro e la ricerca del lavoro dura in media ben 22 mesi. I risultati del primo trimestre 2013 mostrano così l’inasprimento di una condizione non più solo congiunturale, con immediati risvolti di ordine sociale ed economico, e, a lungo temine, la persistenza di un processo di profonda iniquità intergenerazionale e di inefficienza produttiva.

Accanto alla mancanza di lavoro, lo stesso concetto di occupazione ha subito un cambiamento verso forme di maggiore precarietà, mediante il ricorso a formule contrattuali flessibili e spesso più polarizzate verso posizioni basse.

In questo quadro, l’agricoltura è il settore dove tradizionalmente il ricambio generazionale rappresenta un problema da affrontare. Accanto alla riduzione della forza lavoro dedicata alle attività agricole, in genere sono proprio le forze più vitali e attive ad essere sottratte. Le implicazioni in termini di produzione e competitività, in questo caso divengono tanto più stringenti se si considera che, secondo i dati dell’ultimo Censimento, gli over 65 in Italia conducono un quarto della SAU in Italia e producono un quinto dell’intera produzione.

Per non perdere i 3 milioni di ettari di SAU gestititi da over 65 nei prossimi 10 anni occorre pertanto sviluppare un insieme concreto e coordinato di iniziative che consentano l’inserimento di giovani agricoltori nel sistema imprenditoriale.

Il contributo qui presentato, dopo aver mostrato le dimensioni del fenomeno e le differenze territoriali che lo stesso assume nel nostro Paese, evidenzia i principali ostacoli che i giovani incontrano nell’avvio di un’attività imprenditoriale in agricoltura e, di conseguenza, le soluzioni per sostenere il ricambio generazionale.

I giovani in agricoltura

Nonostante il rinnovato interesse per l’agricoltura, testimoniato dalla maggiore attenzione ai prodotti di qualità, tipici, locali, dalla crescente considerazione delle implicazioni sulle tematiche ambientali, nonché il riconoscimento dell’offerta di altri servizi come l’agriturismo e la cosiddetta agricoltura sociale, il ridotto inserimento di giovani all’interno del circuito produttivo continua a connotare il nostro tessuto imprenditoriale.

In Italia, questo fenomeno è maggiormente rilevante rispetto agli altri Paesi dell’Unione:

  • secondo l’Eurostat solo il 5% delle aziende è condotto da giovani under 35, mentre la stessa incidenza raggiunge il 9% in Francia o più del 10% in Polonia o in Repubblica Ceca.

Se poi si guarda al tasso di sostituzione, cioè il rapporto tra under 35 anni e over 55, viene fuori con maggiore evidenza la problematica strutturale sottesa al ricambio generazionale:

  • nel 2010 in Italia il tasso di sostituzione è pari all’8% contro il 20% di Francia e Germania o il 52% della Polonia (Cagliero, Novelli, 2012).

I dati del Censimento Agricoltura, invece, evidenziano come a fronte di una riduzione complessiva delle aziende agricole pari al 32%, il numero dei giovani agricoltori cala del 40%. Dei 162.000 agricoltori giovani, i nuovi entrati sono il 60%, che in realtà rappresentano solo il 50% di quelli usciti, confermando così un problema di carattere strutturale legato proprio al ricambio generazionale (INEA, 2013).

Volendo guardare non solo all’incidenza delle aziende condotte da giovani ma anche alle altre variabili che connotano meglio il fenomeno, sono stati calcolati alcuni indicatori che evidenziano come la partecipazione giovanile alle aziende agricole permetta di raggiungere migliori livelli di competitività.

Se è vero che le aziende condotte da giovani rappresentano il 10%8 delle aziende censite, la Superficie Agricola Utilizzata è il 17%, con una conseguente più elevata incidenza delle giornate di lavoro (16%) e di standard output (18%). Questi aspetti fanno sì che non solo siano evidenti le differenze in termini di produttività con agricoltori over 65, ma anche con le fasce centrali di età, come mostra il grafico seguente.

Ciò che emerge con forza è che le aziende condotte da giovani riescano a impiegare in modo più produttivo entrambi i fattori, il terra e il lavoro, rispetto ai loro colleghi.

Queste informazioni confermano quanto segnalato dalla letteratura economico-agraria, dove diversi studi hanno posto l’accento sulla maggiore vitalità delle aziende condotte da giovani in relazione alla propensione agli investimenti e all’innovazione, alla capacità di ampliare le funzioni produttive con l’offerta di servizi e, infine dalla maggiore  flessibilità rispetto agli andamenti di mercato, grazie al coinvolgimento dell’intera famiglia sul versante produttivo (Tarangioli, Trisorio, 2009; De Rosa et al., 2011) .

Pertanto, puntare su una maggiore presenza di imprese condotte da giovani si traduce in un rafforzamento complessivo del settore e nella maggiore integrazione della attività agricola nel contesto territoriale più ampio, attraverso l’attivazione di servizi.

Le differenze territoriali 

Il nostro Paese presenta per tutti i settori produttivi forti disparità territoriali, ed è noto il divario in termini di crescita tra Nord e Sud. Questo aspetto viene confermato anche per l’agricoltura nel suo complesso, come evidenziato nel capitolo precedente. Le imprese maggiormente competitive si collocano al Nord e gli stessi risultati economici aziendali presentano differenze di rilievo tra Nord e Sud. Nel caso dell’imprenditoria giovanile in agricoltura alcune evidenze sembrano capovolgere la situazione. In media le aziende imprese giovanili rappresentano il 46% delle aziende giovani (quota molto maggiore rispetto alle altre fasce di età) e il 17% del totale delle aziende-imprese.

Viste le differenze in termini di circoscrizioni territoriali, un’analisi territoriale più approfondita rivela le Provincie dove è maggiore la presenza di aziende-imprese, che risultano concentrate nel Mezzogiorno e in alcune provincie dell’arco alpino.

I risultati presentati sono incoraggianti soprattutto per il Mezzogiorno, che sembra poter contare su un “parco-aziende” orientato al mercato e con orizzonti temporali lunghi.

Le politiche per il sostegno dei giovani

Il tema del sostegno all’insediamento di giovani agricoltori è sempre stato presente nell’impostazione di politiche di rilancio e sviluppo del settore.

Non è un caso che le indagini RICA mostrino come le aziende condotte da giovani registrino un supporto finanziario di rilievo, come incidenza percentuale degli aiuti sul valore aggiunto netto rispetto alle altre aziende (INEA, 2013).

In particolare, la politica di Sviluppo rurale all’insediamento dei giovani agricoltori dedica uno specifico aiuto (si veda il par. 3.1 della prima parte del presente Rapporto). Il sostegno viene erogato ad agricoltori con età inferiore a 40 anni che si insediano per la prima volta in un’azienda agricola in qualità di capo dell’azienda; in possesso di conoscenze e competenze professionali adeguate; e attraverso la presentazione di un piano aziendale per lo sviluppo dell’attività agricola.

Inoltre, per facilitare ulteriormente l’insediamento di giovani agricoltori e l’adeguamento strutturale delle loro aziende dopo la fase iniziale di insediamento, con la riforma dell’Health Check (2009) è stato incrementato l’importo massimo di sostegno, passato da 50mila euro a 70mila euro (Allegato I Reg. (CE) n. 74/2009).

In Italia, la misura 112 presenta una dotazione di 750 milioni di euro di spesa pubblica, pari al 4,2%. I dati di monitoraggio evidenziano come gli attuali beneficiari della misura siano oltre 13.000, pari al 30% del target di riferimento fissato a circa 43.000 beneficiari per l’intero periodo 2007-2013 (cfr paragrafo 3.3 della prima parte). Le colture in campo e quelle permanenti risultano essere i comparti produttivi che hanno attratto il maggior numero di giovani (rispettivamente quasi 2.900 e 2.400 beneficiari, per una spesa pubblica complessiva di 127 milioni di euro), seguiti dagli animali da pascolo (1.230 beneficiari) e orticoltura e viticoltura (con circa 900 beneficiari ciascuno).

In ambito nazionale, invece, con la Legge n. 411 del 15 dicembre 199810 “Norme per la diffusione e la valorizzazione dell’imprenditoria giovanile in agricoltura” è stato istituito l’Osservatorio per l’Imprenditorialità Giovanile in Agricoltura (OIGA), mentre nel 2006, con la legge finanziaria 2007 (L. 27 dicembre 2006 n. 296), è stato istituito il Fondo per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile in agricoltura, presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. A tale fondo era stata attribuita una dotazione finanziaria iniziale di 10 milioni di euro all’anno per il quinquennio 2007-2011, successivamente ridotta a 5 milioni di euro a partire dal 2009. Dunque, le risorse finanziarie 2011 sono le ultime stanziate a favore del fondo.

Le misure attivate tra il 2007 e il 2011 sono complessivamente sette, anche se l’unica misura sempre finanziata dal 2007 ad oggi è quella volta ad incentivare la ricerca e lo sviluppo nelle imprese giovanili; ad essere attivate per tre annualità sono state, invece, la promozione dello spirito e della cultura d’impresa e il premio alla nuova impresa giovanile.

La diffusione dei servizi di sostituzione e il sostegno per l’accesso al credito per le imprese giovanili risultano attivate per due annualità; infine, le attività di informazione e promozione e il monitoraggio e la valutazione degli impatti delle azioni realizzate risultano finanziate per un solo anno.

I giovani nel I pilastro della PAC 2014-2020 

Che incentivare i giovani in agricoltura sia un obiettivo condiviso di politica economica finalizzato al rafforzamento della competitività del settore è stato confermato anche dal recente accordo sulla riforma della PAC.

L’accordo finale, infatti, prevede che fino al 2% del plafond finanziario destinato agli aiuti diretti possa essere assegnato ai giovani agricoltori.

Il risultato ha chiaramente ricevuto il plauso del Ceja (il consiglio europeo dei giovani agricoltori), che fin dalla presentazione delle prime proposte di regolamento, si è adoperato per rafforzare il ruolo dei giovani agricoltori.

La riserva del 2% costituisce un montante di rilievo non solo a livello comunitario ma anche a livello nazionale. Basti pensare che per l’intero periodo di programmazione fino al 2020 sono destinati nell’ambito del primo pilastro 380 milioni di Euro, con un impegno medio annuale di 76 milioni di Euro (78 nel primo anno e poi a decrescere). Il valore è di estremo rilievo, basti pensare che più della metà di quanto stanziato con la misura 112 dell’attuale fase di programmazione dello sviluppo rurale.

Va inoltre evidenziato che, il pagamento concesso per un periodo massimo di 5 anni, è calcolato annualmente moltiplicando il numero di titoli attivati dall’agricoltore per il 25% del valore medio dei titoli detenuti dall’agricoltore stesso.

Una prima simulazione sui titoli in portafoglio dei giovani agricoltori in Italia, conferma che la riserva del 2% permette di raggiungere la soglia massima del 25%, definita nel testo dell’accordo.

In questo quadro, i giovani agricoltori, per cinque anni avranno i propri titoli rivalutati del 25%. Tale scelta si rifletterà direttamente sulle possibilità di permanenza e mantenimento del tessuto produttivo.

Alcune operazioni nazionali

Come mostrato nel paragrafo precedente già esistono diversi strumenti messi in campo per incentivare una maggiore presenza dei giovani in agricoltura.

I principali ostacoli che si incontrano nel promuovere l’imprenditoria giovanile in agricoltura sono di due tipi:

–       il primo è più di carattere orizzontale: l’accessibilità di servizi nelle aree rurali. Basti pensare che da un’indagine dell’Università di Perugia e della Rete Rurale nazionale ben il 45% dei giovani conduttori ritiene che siano insufficienti nella zona in cui si vive i trasporti pubblici e vi è un forte deficit su ospedali e servizi sanitari (il 35% si dichiara insoddisfatto);

–       il secondo è più specifico e riguarda l’accesso alla terra e al credito per l’avvio di iniziative imprenditoriali e rafforzato dal fatto dall’agricoltura si ricavano bassi livelli di reddito.

Le risposte agli ostacoli identificati sono diversi e, in questa sezione, ci occupiamo solo del secondo aspetto, cercando di proporre strumenti regolativi e incentivi che possano supportare in modo organico quanto già presente nella strumentazione di supporto.

L’accesso alla terra – La scarsa mobilità fondiaria caratterizza il mercato dei terreni agricoli. L’entità delle compravendite in un anno difficilmente raggiunge il 2% della superficie totale. Le motivazioni che sottostanno a questo fenomeno derivano da una forte segmentazione del mercato e dei prezzi, che sono influenzati a loro volta dalle dotazioni infrastrutturali e dalla produttività della terra, nonché dall’atteggiamento “attendista”qualora il fondo agricolo, anche solo potenzialmente, possa avere una variazione nella destinazione d’uso (Povellato A., 2009). Va inoltre segnalato che in Italia il ricorso all’affitto dei terreni è piuttosto modesto soprattutto se confrontato con altre realtà agricole europee (Swinnen, Cianan, Kancs, 2008).

Nel corso del 2012 è stato dato l’avvio a diverse iniziative finalizzate a favorire l’accesso alla terra da parte di giovani agricoltori. Il tema è stato sollecitato con decreto-legge 24 gennaio 2012, n.1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività, convertito in Legge n. 27 del 24 marzo 2012, che all’art. 66 Dismissione di terreni demaniali agricoli e a vocazione agricola riconosce la prelazione ai giovani imprenditori agricoli. A seguire l’iniziativa nazionale, il Consiglio Regionale della Regione Toscana a dicembre 2012 ha approvato l’avvio delle procedure per l’inventario delle terre pubbliche da concedere a giovani in comodato d’uso e il sostegno al progetto “Banca della Terra”, uno strumento pubblico volto a favorire l’accesso degli imprenditori privati, in particolare dei giovani agricoltori, ai terreni agricoli e forestali del demanio regionale (www.labancadellaterra.it).

Facilitazioni al subentro – Il subentro familiare costituisce una risposta di estremo rilievo in favore del ricambio generazionale in agricoltura. L’ingresso dei giovani agricoltori viene favorito da misure comunitarie e sostenuto da iniziative di carattere nazionale. Va tuttavia evidenziato come molti giovani non conoscano a fondo tali strumenti e, in ogni caso, sono scoraggiati da presumibili difficoltà di ordine burocratico. Questo è quanto emerge da un’indagine realizzata nell’ambito della rete Rurale Nazionale (MiPAAF, RRN, 2011). La stessa indagine evidenzia come il 30% dei figli di conduttori agricoli intendano in futuro subentrare nell’azienda agricola della propria famiglia. Dalle stime effettuate emerge che su 100 aziende agricole con un conduttore con almeno 55 anni ed almeno un figlio di età compresa tra 18 e 39 anni, ben 59 troverebbero una continuità su scala familiare. Oltre al subentro di carattere familiare, andrebbe favorita anche l’entrata di giovani a seguito della fuoriuscita dal circuito produttivo di anziani. A questo scopo, il subentro dovrebbe essere oggetto di un pacchetto di iniziative omogenee sia per il subentrante sia per il cedente, così come avviene in Francia con il “Programme pour l’Installation et le Développement des Initiatives Locales” (PIDIL) – vedi box.

Favorire l’accesso ai giovani in agricoltura: il caso francese

La Francia da sempre agevola e supporta l’insediamento dei giovani agricoltori intervendo su tre fronti: l’accesso alla terra il subentro e le facilitazioni per il credito. Per quanto attiene all’accesso alla terra, Les sociétés d’aménagement foncier et d’établissement rural (SAFER), creata alla fine degli anni cinquanta, ha sempre supportato l’insediamento dei giovani agricoltori anche attraverso l’acquisizione di terreni. Ad esempio nel 2010 Safer ha acquisito 74.800 ha di terreno dle valore di 791. 000 Euro. Per verificare i campi di azione e le modalità si veda http://www.safer.fr Il “Programme pour l’Installation et le Développement des Initiatives Locales” (PIDIL), invece aiuta al subentro di giovani agricoltori in azienda. Il programma viene gestito a livello locale dalle Camere per l’agricoltura, che si sono dotate di uno Sportello per le Informazioni sull’insediamento nell’impresa agricola (Point Information Installation, PIL). Il PIL fornisce ai giovani interessati diversi servizi tra cui le informazioni sulle possibilità di finanziamento, un servizio di collegamento con i venditori, attività di “coaching” per lo sviluppo e la formalizzazione del loro progetto, comprese le formalità obbligatorie. Il programma, finanziato con risorse nazionali, prevede degli incentivi agli agricoltori senza successori registrarsi presso il registro per l’insediamento, versando 5.000 euro solo dopo che un giovane agricoltore si è effettivamente insediato. Al giovane che si insedia, invece, è concesso un finanziamento di 1.500 Euro per il finanziamento dell’audit e voucher per la realizzazione di un tirocinio della durata massima di un anno nella azienda dove intende subentrare. Inoltre qualora il giovane si debba assentare per seguire corsi di formazione è riconosciuta un’indennità di sostituzione di 60 euro al giorno per un massimo di 100 giorni. Altre misure presenti nel PIDIL sono finalizzate a favorire l’ingresso di giovani anche in qualità di dipendenti e a coordinare l’insieme delle misure esistenti

Infine, per migliorare le condizioni creditizie accordate ai giovani, lo Stato cofinanzia il prestito con la partecipazione dell’Unione Europea. Il prestito erogato da una rete di Banche autorizzate a livello nazionale. Può essere richiesto da un giovane agricoltore per finanziare:

–       l’acquisizione del capitale dell’impresa (immobilizzazioni e attrezzature);

–       l’acquisto della terra e le spese di modernizzazione dell’azienda, fino ad un limite di 46.000 euro;

il capitale circolante necessario alla gestione fino ad un massimo del 10% del prestito di conduzione del primo anno di insediamento per un massimo di 4.600 euro.

L’entità del prestito tiene conto delle caratteristiche dell’imprenditore e del carattere familiare della nuova impresa, della finalità del prestito e della tipologia di zona dove ricade l’azienda.

Il credito – La difficoltà di accesso al credito costituisce uno dei principali freni all’investimento e all’inserimento dei giovani. Su questo tema le stesse organizzazioni professionali agricole si sono mosse firmando protocolli con il sistema bancario, affinché le valutazioni sull’affidabilità del soggetto non siano effettuate sulla scorta delle garanzie patrimoniali che il soggetto offre ma sulla bontà dell’investimento. Alcuni protocolli tra sistema bancario e organizzazioni professionali siglate nel corso del 2012 sono volte a favorire il mantenimento delle attività produttive in un momento di crisi finanziaria ed economica che attraversa il Paese nel suo insieme. Anche in questo caso, il monitoraggio dell’applicazione di tali protocolli dovrebbe consentire di meglio finalizzare l’azione di tali iniziative.

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